Ai miei tempi c’era Il Piccolo Principe. Un bambino che insegnava agli adulti il valore dell’amicizia, della responsabilità e dell’amore autentico. Oggi abbiamo Il Piccolo Pride. E già il fatto che nessuno colga la stridente contraddizione racchiusa in questo ossimoro culturale dovrebbe interrogarci. Scusate ma quando abbiamo deciso che l’infanzia dovesse diventare il palcoscenico privilegiato delle battaglie identitarie degli adulti? Nel programma del Piccolo Pride che si è tenuto il 6 giugno a Maddelena di Cazzano, nel budriese, troviamo mercatini di eccellenze queer ed erotiche con gadget fatti all’uncinetto a forma di pene e «stickers» raffiguranti corpi seminudi, laboratori di illustrazione erotica e incontri dedicati – udite, udite – allo “scardinamento dell’eteronorma”. E tutto questo viene presentato come una normale festa per famiglie, un’occasione di inclusione e comunità!
Forse sono io ad essere rimasta indietro. Forse non ho compreso che il nuovo metro del progresso consiste nel convincere i genitori che accompagnare i propri figli a eventi dal contenuto fortemente ideologizzato rappresenti una forma di evoluzione culturale. Una sorta di patente di modernità da esibire nel proprio ambiente sociale: “Noi sì che siamo aperti”. “Noi sì che siamo al passo con i tempi”. Davvero si vuol far passare come educazione l’esporre i bambini alle ossessioni culturali degli adulti? Oppure il compito di un buon genitore dovrebbe essere di proteggerli dalla continua necessità che il mondo adulto ha di politicizzare e sessualizzare ogni ambito della vita? Da anni i pediatri e gli esperti mettono in guardia dai rischi di un’esposizione precoce ad immagini e messaggi a sfondo erotico e noi cosa facciamo? Ci portiamo i bambini!
Esiste una differenza sostanziale tra educare al rispetto e introdurre precocemente categorie, linguaggi e visioni antropologiche che appartengono, inevitabilmente, al dibattito degli adulti. E non mi importa assolutamente di essere archiviata tra i retrogradi, i bigotti, i nemici del progresso se questo significa dare voce alla protezione dei più piccoli. Da cattolica, ma prima ancora da osservatrice della realtà, continuo a pensare che l’infanzia meriti uno spazio protetto. Non sterilizzato, non isolato dal mondo, ma custodito perché i bambini hanno il diritto di essere bambini prima di diventare il terreno su cui gli adulti combattono le proprie guerre culturali.
Per questo il Ddl Valditara rappresenta un tentativo di riaffermare un principio di buon senso: la scuola e i contesti educativi devono formare coscienze libere, non orientarle verso specifiche visioni ideologiche. Educare significa accompagnare alla scoperta della realtà, non anticipare percorsi che competono anzitutto alle famiglie. Quanto alla polemica politica, se davvero – come sostengono gli organizzatori e la sindaca – non sono stati impiegati fondi pubblici, è giusto prenderne atto. Ma questo mi rassicura ben poco perché resta la questione culturale. E questa non si risolve con una delibera comunale o con un patrocinio non oneroso.
Il Piccolo Principe insegnava che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Oggi sembra che l’essenziale sia diventato invisibile alle coscienze. Abbiamo sostituito l’educazione con l’affermazione identitaria di generi costruiti sulle sensazioni, la meraviglia con la militanza, la delicatezza con la provocazione elevata a metodo pedagogico. Vi prego, giù le mani dai bambini! Torniamo a parlare loro di volpi da addomesticare, di rose da custodire e di legami da coltivare con pazienza. Noi, invece, sembriamo aver smarrito drammaticamente il significato stesso del custodire le loro giovani coscienze. E continuiamo a chiamarlo progresso.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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