27 Luglio 2026

La Consulta ascolta gli otto malati che chiedono di vivere

La Corte costituzionale ha deciso di non allargare il perimetro del suicidio assistito. Con la sentenza n. 152, depositata il 24 luglio, ha respinto la richiesta di eliminare il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, confermando che non esiste un diritto generalizzato ad ottenere aiuto per porre fine alla propria vita. La notizia è questa. Ma la vera notizia, quella che temo durerà molto meno di un titolo di giornale, è un’altra: per arrivare a questa decisione la Consulta ha ascoltato anche la voce di otto persone gravemente malate che hanno avuto il coraggio di dire ciò che quasi nessuno racconta. Non hanno chiesto di morire. Hanno chiesto di vivere. O, meglio ancora, di essere messe nelle condizioni di vivere fino alla fine.

Da anni il dibattito pubblico sembra conoscere una sola direzione. Ogni volta che una persona, schiacciata dalla malattia, domanda di morire, quella richiesta diventa il simbolo di tutti i malati. È comprensibile che susciti compassione, rispetto, partecipazione. Ma è davvero così scontato che quella voce rappresenti tutte le altre? È davvero onesto raccontare la fragilità come se parlasse con un’unica lingua? Gli otto malati intervenuti davanti alla Corte hanno incrinato questa narrazione. Con una semplicità disarmante hanno detto: «Non dateci una pistola carica, ma la libertà delle cure». Una richiesta che proviene da chi il dolore lo conosce bene così come le notti insonni e la fatica di convivere con una malattia che non concede tregua. E proprio per questo pesa più di tanti manifesti ideologici.

Quegli otto uomini e donne non hanno negato la sofferenza. Non hanno chiesto accanimento terapeutico. Non hanno imposto la loro scelta a nessuno. Hanno semplicemente ricordato che la fragilità non conduce inevitabilmente al desiderio di morire. Anzi. Hanno testimoniato che ciò che fa davvero paura non è sempre la malattia. Molto più spesso è la solitudine. È sentirsi un peso. È percepire che la propria vita vale meno perché non produce, non corre, non è più autonoma.

Se investissimo nelle cure palliative, nell’assistenza domiciliare, nel sostegno alle famiglie, nella terapia del dolore con la stessa determinazione con cui discutiamo di suicidio assistito, quante richieste di morte continuerebbero a nascere? Non lo sapremo mai con precisione. Ma sappiamo, perché ce lo raccontano ogni giorno medici, infermieri e operatori degli hospice, che quando una persona si sente davvero accompagnata cambia spesso anche il modo di guardare alla propria sofferenza.

La stessa Corte Costituzionale, nella sentenza, lo ricorda con parole precise che meriterebbero di aprire i telegiornali ma io non li ho né lette né ascoltate nei TG. Scrive che è dovere della Repubblica rispondere all’appello della fragilità con una presa in carico continua, con una rete efficace di assistenza e con un adeguato sviluppo delle cure palliative, proprio per evitare un ricorso improprio al suicidio assistito. È qui il nodo principale: la prima risposta al dolore non è la morte, ma la cura.

Grazie dunque a queste otto persone perché hanno dato voce a centinaia di persone che non finiscono sulle prime pagine, che non rilasciano interviste, che affrontano ogni giorno la prova della malattia senza trasformarla in una rivendicazione politica. E mentre tanti parlavano in loro nome, essi hanno trovato la forza di parlare con la propria voce. Una voce pacata ma abbastanza forte da ricordare a tutti noi che la speranza non consiste nel trovare il modo più rapido per morire, bensì nel non lasciare mai solo chi continua, nonostante tutto, a scegliere la vita.



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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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