4 Agosto 2026

I sacerdoti che continuano a meravigliarsi

Ogni anno, il 4 agosto, la Chiesa ci riporta ad Ars, in quel piccolo villaggio di Francia dove un parroco apparentemente ordinario ha cambiato la storia con una vita consumata nell’amore. Di San Giovanni Maria Vianney conosciamo le ore interminabili nel confessionale, la povertà, le fatiche, le notti di preghiera. Ma forse il tratto che più mi commuove è un altro: non smise mai di sentirsi un uomo raggiunto dalla grazia. Non perse mai lo stupore.

In questi giorni ho pensato a lui leggendo i messaggi che mi arrivano da un caro sacerdote di 83 anni. Padre Raffaele Angelo Tosto è stato ordinato sacerdote nel 1968. Sono quasi sessant’anni di ministero. Una vita intera donata. Eppure, quando apre un libro, quando ascolta una trasmissione, quando contempla il Creato o un’opera d’arte, scrive ancora come un uomo che si lascia sorprendere.

Dopo aver ricevuto il mio libro Non mollare don!, mi ha scritto: «Un primo sguardo mi ha affascinato… Tanti volti e cuori sacerdotali! Saranno con me! Certo che riaccendono quel primo entusiasmo, dal lontano 1968». Mi sono fermata su quell’espressione: il primo entusiasmo. Quante persone, dopo decenni di lavoro, parlano soltanto della stanchezza? Quanti, invece, custodiscono ancora il ricordo vivo del primo sì? Il giorno dopo, tra una confessione e l’altra, aveva già iniziato a leggerlo. «La tua introduzione, una parola semplice, materna, ha seminato serenità e pace… Che bello leggerti, con cuore sacerdotale!… Una meravigliosa scoperta del grande dono di essere sacerdote!».

Confesso che, leggendo quelle parole, ho provato una gratitudine difficile da raccontare perché sono io a sentirmi accompagnata dalla sua amicizia. Da anni mi scrive. Mi incoraggia. Condivide riflessioni spirituali, intuizioni nate dalla preghiera, pensieri sulla bellezza delle esperienze che vive. Segue con affetto le mie trasmissioni di Radio Maria. Acquista con discrezione i libri della nostra casa editrice, quasi a dire che il bene va sostenuto anche così. E ogni suo messaggio ha il sapore di una benedizione più che di un commento.

Questa mattina mi ha scritto ancora. «Mi sembra di tornare a Nazareth… e tu mi accompagni a riscoprire la bellezza e il dono di essere sacerdote, anche alla mia età… avanzata». Ecco. Forse è proprio questo il miracolo del sacerdozio. Non quello che riempie i giornali, ma quello che continua a far nascere vita nell’anima delle persone. Un uomo che ha attraversato quasi sei decenni di ministero, migliaia di Messe, confessioni, funerali, gioie e delusioni, e che ancora parla della vocazione come di una “meravigliosa scoperta”. Che ancora sente di poter riscoprire il dono ricevuto. Che ancora si lascia educare, perfino da una figlia spirituale, senza che questo ferisca la sua autorevolezza.

Viviamo in un tempo in cui siamo abituati a raccontare soprattutto le fatiche del sacerdozio. Ed è giusto non nasconderle. Ma accanto alle fragilità esiste un popolo silenzioso di presbiteri che continua a tenere acceso il fuoco. Uomini che non fanno rumore, che non cercano visibilità, che non occupano i palcoscenici, ma continuano a generare speranza con una parola, una lettera, una telefonata, un messaggio inviato quasi in punta di piedi. Forse è questo che oggi il Curato d’Ars continua a insegnarci. La santità non è diventare straordinari. È non perdere mai la capacità di stupirsi della grazia ricevuta.

Per questo oggi ringrazio il Signore per padre Raffaele. Ma, attraverso di lui, ringrazio tutti quei sacerdoti anziani che continuano ad avere occhi giovani. Che non parlano con nostalgia del passato, ma con gratitudine del presente. Che riescono ancora a commuoversi davanti a una pagina letta, a una famiglia incontrata, a un’alba, a un’opera d’arte, a una confessione ascoltata, a una vocazione che nasce. Sono loro il volto più bello della Chiesa. Sono loro la dimostrazione che il sacerdozio non invecchia quando il cuore rimane abitato da Cristo.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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