Parlare la lingua di Dio: il “mistero” nel Sacramento del Matrimonio
(Foto: © Salvatore Alfano)
Di Giada Moneti (@nesentilavoce)
Chi meglio degli sposi può parlare di Matrimonio? Spesso pensiamo che siano i consacrati coloro che custodiscono la sapienza sul Sacramento delle nozze. Eppure, i ministri del Sacramento sono gli sposi: sono loro che celebrano il Matrimonio, loro che vivranno quell’accoglienza e quella fedeltà promesse nel rito nuziale.
Nelle promesse matrimoniali leggiamo: Io accolgo te (…). Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre (…). Accogliere, restare fedeli. Tutta la parabola del “per sempre” si snoda attraverso queste strade, incrociate nella fede.
A volte, letteralmente, incrociate, dal momento che spesso attraversano curve dolorose e nascoste sofferenze. I nostri genitori sono i primi ad averci accolti? Per la maggior parte dei casi sì, il loro abbraccio ha accolto il vagito del nuovo nato. E come sposi arriviamo all’altare accogliendoci totalmente, nella diversità – nuovamente “nati”, venuti al mondo, stavolta come una carne sola. Ma è bello e consolante sapere che il primo ad averci accolto e sognato è Dio: portiamo nel nostro corpo i tratti dei nostri antenati ma chi ha impresso la nostra forma, chi ci ha dato lo scheletro, è Dio. A Sua immagine e somiglianza! Non a immagine e somiglianza dei nostri genitori – per quanto l’eredità genetica sia presente, ciò non ci definisce.
Tutta la Bibbia ci parla dell’Amore di Dio per l’uomo: Dio, che lo crea, lo corregge e guida, lo viene a cercare, addirittura muore per la sua salvezza… siamo sicuri che i primi a essere fedeli l’un l’altro siamo noi sposi? Restare fedeli nel mare calmo è semplice, ma nella tempesta? Dio resta il primo ad esserci fedele, nelle nostre infedeltà. Senza “la grazia di Cristo” non possiamo certo prometterci molto: a malapena restiamo fedeli ad una dieta!
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Davvero pensiamo che l’eternità sia alla nostra portata? Insomma, siamo sempre e felicemente secondi. In un mondo che eleva chi primeggia, chi vince e arriva primo, noi sappiamo di essere anzitutto ricevitori della grazia. E gli sposi ne testimoniano una strada veramente unica e speciale: raccontare Dio al mondo, semplicemente con la loro unione. E quando una coppia di sposi entra in crisi, chi meglio di altri sposi (magari avanti nel cammino) può sorreggere, aiutare, sostenere fraternamente? È un aiuto prezioso sapere di non essere soli. Non sempre è suffciente – magari servono strumenti e accompagnatori più specifici – ma la lingua degli sposi è una sola e la parla chi vive il Sacramento del Matrimonio. Per quante parole luminose e sapienti possano essere spese, la vita concreta di una “Chiesa domestica” è la testimonianza migliore.
La quotidianità sponsale, la precarietà, i figli carnali, l’organizzazione e la pianificazione, gli incastri di scuola, visite pediatriche, sport, vacanze… tutto questo lo vivono solo le famiglie. Ecco perché fare rete non è solo importante, ma essenziale. Esserci, le une per le altre: non per condividere tutto ma per dirsi che il Sacramento non è confinato al giorno delle nozze. Che la grazia resta presente nelle difficoltà. Che è sempre possibile attingervi o lasciarsi aiutare a vederla meglio. Se conoscete una coppia in difficoltà, il primo dovere è pregare per essa – soprattutto se è la coppia a non farlo. Come il paralizzato che viene trasportato dagli amici fino a Gesù, calandolo dal tetto – siamo noi quegli amici, le loro braccia e gambe, gentili e tenaci. Pregare è portare davanti a Dio. Sì, fare rete è quasi un “dovere”. Perché la famiglia, tempestata di attacchi oggi più che mai, è braccia e gambe di Dio per trasmettere la Sua accoglienza, la Sua fedeltà, il Suo amore.
Siamo noi le braccia e le gambe della Parola: come cristiani anzitutto, ma in modo unico e speciale, come sposi. Parliamo la “lingua” dell’Amore trinitario di Dio. È bello scoprire questa realtà, spesso nascosta o non conosciuta dagli sposi stessi. Il Matrimonio è un Sacramento: non un patto, un giuramento davanti a Dio per dirgli: sì, ci impegneremo e saremo bravi sposini e bravi genitori… tutto questo traballa dopo pochi anni, se non subito. C’è molto di più.
C’è una missione, c’è una via nuova che oltrepassa i nostri schemi mentali, i nostri orticelli. Il Signore non vede l’ora di fare cose grandi. E noi?
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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