Fecondazione

Sì all’impianto di un embrione nonostante il padre sia contrario. Cosa c’è di sbagliato?

tribunale

di Ida Giangrande

Succede in provincia di Caserta: il Tribunale autorizza l’impianto di un embrione nel corpo di una donna “prodotto” con il seme dell’ex marito. Lui non è d’accordo, ma la cosa sembra non avere alcuna importanza. Tanti gli aspetti inquietanti in questa storia, ma a ben guardare, il problema è un altro e me lo ha indicato mia figlia.

Questa mattina nella mia consueta consultazione delle agenzie di stampa, ho appreso una notizia che mi ha turbata fin nel profondo. Ho avuto bisogno di tempo prima di mettere giù l’articolo, mentre le idee ruggivano nella mia mente. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, nelle scorse ore, ha preso una decisione storica. Consentire ad una donna l’impianto di un embrione creato con l’ex marito, nonostante questi sia espressamente contrario. In pratica, per la prima volta in Italia si è assolutizzato il diritto del singolo a diventare genitore.

Il legale della donna, l’avvocato Gianni Baldini, dell’Associazione “Luca Coscioni” ha spiegato all’Ansa che: “Si tratta di due pronunce destinate a far molto discutere perché riconoscono il diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi congelati anche dopo la pronuncia della separazione e nonostante la contrarietà dell’ex marito”. E questo ci sembrava di averlo capito chiaramente. Alla fine ha aggiunto che nel nostro Paese: “Il numero delle separazioni è in crescita, con circa 4 coppie su 10 che si separano entro i primi 5 anni. In aumento anche le richieste di Procreazione medicalmente assistita: oltre il 20% delle coppie presenta infatti problemi di infertilità”. Dunque, dato lo scenario, questa sentenza darà il via libera alla rivendicazione di un figlio a tutti i costi e in qualsiasi condizione e tanti saluti al diritto dei più piccoli di crescere e, possibilmente anche nascere, in un contesto familiare dove sono presenti una mamma e un papà. Ma quale sarebbe l’alternativa degli embrioni crioconservati? Ecco il dilemma etico che mi pesa sul cuore.  

Mi sono portata dietro questa domanda per tutta la mattina, ne ho parlato al telefono con la mia direttrice, anche lei tra l’incudine e il martello, esattamente come me: far nascere una vita che di fatto esiste già oppure lasciarla congelata sapendo quale sarà la sua fine? Sarà necessario consultare una bioeticista ma nel frattempo una risposta mi è arrivata dalla bocca di un bambino. 

A ora di pranzo, infatti, le mie figlie mi vedevano pensierosa. Me ne hanno chiesto la ragione ed io ho deciso di raccontare loro il motivo del mio cruccio. Non ho espresso il mio parere, mi sono semplicemente limitata a raccontare loro i fatti. “Il Tribunale ha stabilito che un bambino crioconservato può essere impiantato nell’utero della donna anche contro il parere del suo ex marito”. Silenzio. Mi hanno guardato entrambe con un grosso punto interrogativo negli occhi. A un certo punto la più piccola, 10 anni, mi ha chiesto: “Che significa crioconservato?”. “Congelato” ho risposto. Ha guardato sua sorella, poi facendo spallucce ha affermato: “E che ci fa un bambino congelato?”. La sua osservazione così schietta e lineare mi è sembrata esattamente la risposta che stavo cercando. Quella più semplice, sotto gli occhi di tutti eppure negata da molti. Ma come se non bastasse la più grande ha aggiunto: “Infatti il problema non è il Tribunale, ma il fatto che i bambini si producono in laboratorio e poi si congelano come se fossero dei calamari”.




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