SANTI ACUTIS E FRASSATI

Carlo Acutis, santo. La folla in Assisi. “Con lui perdi la paura della morte”

Qualche giorno fa, mi ha intervistata, su Carlo Acutis, una giornalista di Madrid, per un giornale spagnolo, che si chiama: “OKDIARIO”. Al momento di pubblicare l’articolo, ha scelto, come titolo, una frase che ho detto durante l’intervista e che, effettivamente, rappresenta per me la vera grandezza di questo nuovo santo: “Su milagro es que te hace perder el miedo a la muerte” (Il suo miracolo è che ti fa perdere la paura della morte).

Ieri, 7 settembre 2025, mi trovavo in Assisi, con mio marito e i miei figli. C’era un clima di festa, nella bellissima città umbra, patria di grandi santi come San Francesco e santa Chiara. Una città che mi mette pace solo a nominarla e che frequento spesso da quando sono bambina. 

C’erano tre maxischermi, nella Chiesa della Spoliazione, dove Carlo Acutis riposa dal 2019 – praticamente assediata dai fedeli e circondata dalle telecamere – per vedere in diretta la cerimonia che si svolgeva a Roma, dove Papa Leone XIV stava dichiarando santi proprio il giovane millennial Acutis e un altro grande personaggio, vissuto nei primi del ‘900, Pier Giorgio Frassati.

C’era tanta gente per i vicoli di Assisi. Un ragazzino, all’ora di pranzo, seduto su un muretto, mentre mangiava il suo panino, ha detto quasi incredulo e con spontaneità al suo vicino: “Ma… Carlo, ora è santo!”. 

Alla tomba era permesso stare poco, per lasciare spazio a tutti. Il corteo era numeroso. Mi è bastato, però, qualche secondo lì con lui per commuovermi, ripensando alla nostra amicizia, nata quando Carlo era già in cielo, ma non per questo meno vera e forte di altre amicizie. 

Anzi, mi prenderete per pazza, ma mentre lo guardavo, ho pensato a quanto mi vuole e mi ha voluto bene. Ho ripensato agli ultimi anni, a come è entrato, silenziosamente ma in modo dirompente, nella mia vita, al fatto che la maggior parte degli incontri che oggi sono significativi nella mia vita e per la mia vocazione di scrittrice li ho vissuti grazie a lui, che mi ha presa per mano, ha creduto in me, quando ancora non ero nessuno, se non una neolaureata, con una fede grande quanto un granello di senape. Pochi sapevano che il mio sogno più grande era comunicare Gesù alle persone, quel Gesù che mi aveva cambiato la vita appena maggiorenne e che si era fatto incontrare proprio nell’Eucaristia, tanto amata da Carlo.

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Mentre lo guardavo, consapevole che lui non fosse lì, in un corpo mortale, ma in Cielo, ho pensato a tutto il bene che sta facendo, alle anime che sta attirando, alla forza con cui annuncia Gesù vivo, alla speranza che porta davanti al mistero della morte.

Ho ripensato alle volte in cui la morte ha fatto visita nella mia vita e la sua storia, la sua intercessione, mi hanno aiutato a vincere l’angoscia. Carlo aveva la certezza dell’Eternità. Era unito, già su questa terra, all’Eternità. Ecco perché ci toglie la paura della morte, perché non ha mai vissuto come se questa terra fosse il nostro fine ultimo. Ricordava a tutti, infatti, che la nostra metà è l’Infinito, non il finito e che, per quanto vogliamo sentirci padroni della vita, del mondo, del tempo… solo una cosa resta, solo Lui, il Signore, il Dio della Vita, del mondo, del tempo.

Carlo, faceva un passo indietro, per far posto all’immenso che ci precede e ci attende: “Non io, ma Dio”, diceva.

Troppe volte faccio finta che Dio non ci sia, sono assalita dal dubbio, dallo sgomento per il male che esiste e ci attanaglia, cerco di nascondermi in sicurezze materiali e temporali, che mi rendono solo più vulnerabile. Invece, ritrovo la mia dimensione, la mia fede, la mia pace, la mia vocazione, ogni volta che, con Carlo, riesco a fare quel passo indietro. Oggi, ancora grata per ciò che ho vissuto ieri ad Assisi, voglio ripetermelo e condividerlo. Il segreto per non temere la morte e l’insuccesso è proprio questo: riconoscere che siamo piccoli, limitati, ma amati di un amore eterno. Il segreto è restare ancorati a quell’amore più che alle nostre sicurezze e dichiarare prima di tutto al nostro cuore: “Non io, ma Dio”.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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