AMORE E SESSUALITÀ

La castità è privarsi di tutto… o donare tutto?

Giovanni Paolo II diceva che la castità “è la trasparenza dell’amore”. Essere casti significa amare in modo autentico, da padroni del proprio corpo, e non da schiavi e soggiogati dagli impulsi. La castità non è “privazione dell’amore”, è scelta di un amore pieno. È la virtù di chi ha compreso che il sesso non ha come unico fine la gratificazione personale (a costo di usare l’altro e di usarsi a vicenda), ma la crescita dell’unità, del “noi”. L’altra persona è accolta come persona, amata come persona. 

Di fronte alla parola “castità” spesso si genera repulsione. Ad essa si associano: castrazione (“Non posso fare sesso”), privazione (“Devo privarmi di un piacere”), tabù (“Il sesso è una cosa bella: perché non dovrei farlo?”), oscurantismo (“La Chiesa, retrograda, è contro la libertà sessuale”), moralismo (“La chiesa vuol dire alle persone come vivere la loro intimità, inculcando sensi di colpa”).

Quando si parla di castità con i giovani – e si può fare, anzi, è importante farlo! – bisogna tenere conto di tutti questi preconcetti intorno al tema.

Se vogliamo essere educatori credibili e portare ai giovani un annuncio che sappia di bellezza e pienezza, dobbiamo saper spiegare proprio perché “castità” non è castrazione o privazione, perché non c’entra nulla l’oscurantismo, in quanto andiamo ben oltre l’imposizione moralistica. 

Partiamo dalla definizione di “casto”, che significa “chiaro”, “limpido”, “trasparente”, e cioè, senza ambiguità.

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Giovanni Paolo II, autore del meraviglioso lavoro catechetico della Teologia del Corpo, aveva ben chiaro che la castità non si riduce a “non avere rapporti sessuali”. Significa molto di più, ovvero: dire la verità col proprio corpo in tutte le circostanze e in tutti gli stati di vita (single, fidanzati, sposati, consacrati, vedovi, divorziati). Ed è per tutti: per chi ha orientamento eterosessuale e per chi ha tendenze omosessuali.

Giovanni Paolo II diceva che la castità “è la trasparenza dell’amore”. Essere casti significa amare in modo autentico, da padroni del proprio corpo, e non da schiavi e soggiogati rispetto agli impulsi.

Padre Raimondo Bardelli sintetizza il discorso della castità dicendo che abbiamo un corpo per amare (è questo il titolo di un suo libro). 

In altre parole, la castità non è “privazione dell’amore”, è la virtù di chi ha compreso che il sesso non fine a sé stesso, e non può esaurirsi con la ricerca della personale gratificazione, ma è un “canale” non solo per generare una nuova vita (che è importante e si chiama “fine procreativo”) ma anche per far crescere l’unità, la comunione, con un’altra persona, accolta come persona, amata come persona. 

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Assenza di castità non significa, in quest’ottica, libertà, ma “incongruenza tra ‘dono del corpo’ e ‘dono della vita’”. Significa accettare, nei fatti questo approccio: “Col corpo ti do tutto, ma nella vita no. Faccio l’amore con te, ti appartengo nella carne, in questo momento, ma posso ancora lasciarti, posso pensare di avere altre storie in futuro. Ora prendo ciò che posso, consumiamo la passione tra noi, ma non ti prometto che avrò cura di te per sempre, non sono pronto, pronta, ad assumermi una responsabilità che coinvolga tutta la mia vita”. Questa è assenza di castità: che si sia contratto un matrimonio o meno.

La castità non oscura il valore del sesso, lo protegge.

Chi sceglie la castità non segue un tabù, accoglie il valore sacro della sessualità e il mistero dell’altro.

Chi sceglie la castità non si toglie, si apre alla totalità.

Per approfondire questi temi con i più giovani, dai quattordici anni, Editrice Punto Famiglia ha pensato ad un testo: Amore, sesso, verginità: le risposte ( e le domande) che cerchi utile anche per gli educatori, i formatori, i genitori. 

Il cristianesimo ha un messaggio liberante – non opprimente – sul sesso e sull’intimità: ci aiuta a non abbassare l’asticella, a cercare un amore vero, fedele, fecondo in tutti i sensi. I primi a doverne prenderne atto, spesso, però, siamo noi cristiani.  




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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