TEOLOGIA DEL CORPO
Donare insieme corpo, cuore, vita. La visione cristiana della sessualità
La parola “casto” significa “chiaro”, “limpido”, senza ambiguità. Nell’articolo di ieri abbiamo spiegato che i giovani hanno bisogno di ragioni, non di imposizioni. Ovvero di capire il perché della castità. Oggi proseguiamo su questo tema analizzando alcune obiezioni che spesso i giovani fanno, come: “La castità è una forma di castrazione”. La ragione che spinge ad essere casti è, infatti, diametralmente opposta alla chiusura in sé stessi e alla repressione: castità significa libertà. Libertà dall’egoismo. Dal possesso. Nello sguardo, nella mente, nel cuore, nell’anima… nel corpo.
Giovanni Paolo II, autore del meraviglioso lavoro catechetico della Teologia del Corpo, aveva ben chiaro che la castità non si riduce a “non avere rapporti sessuali”. La castità significa molto di più, ovvero: dire la verità col proprio corpo in tutte le circostanze.
Sosteneva che la castità “è la trasparenza dell’amore”. Essere casti significa amare in modo autentico, da padroni del proprio corpo, e non da schiavi e soggiogati dagli impulsi.
Padre Raimondo Bardelli sintetizza il discorso della castità dicendo che abbiamo un corpo per amare.
La castità è la virtù di chi ha compreso che il sesso non fine a sé stesso (“cerco la mia gratificazione”), ma un “canale” per far crescere l’unità e generare nuova vita.
Assenza di castità significa “incongruenza tra ‘dono del corpo’ e ‘dono della vita’”. Significa dire, nei fatti:
“Col corpo ti do tutto, ma nella vita no. Posso lasciarti, posso pensare di avere altre storie in futuro: Ora prendo ciò che posso, consumiamo la passione tra noi, ma non ti prometto che avrò cura di te per sempre, non sono pronto, pronta, ad assumermi una responsabilità che coinvolga tutta la mia vita”.
Ora, andiamo a rispondere ad una delle obiezioni più frequenti sul tema della castità. La castità sarebbe una forma di repressione e di castrazione. Perché noi cristiani, che consideriamo sacra la sessualità, pensiamo che non sia così? Ebbene, la castità non annulla la sessualità, non cancella i desideri, non ci porta a considerare il nostro corpo come “un problema”. La castità ci aiuta a vedere gli effetti del peccato sulla sessualità e a discernere se un gesto sessuale porta a far crescere l’amore o nutre il nostro egoismo.
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La castità è una disposizione del cuore, non una “mutilazione”. Ci porta a riconoscere che l’altro è un dono sacro, prezioso: non posso usarlo. E io sono un dono, un mistero: non posso essere usato. La castità non ci castra, ci ricorda che non siamo cose.
La castità è la scelta di donare tutti sé stessi e di accogliere l’altro nella totalità (non “oggi sì, domani non lo so”): ci si priva delle ambiguità, se di privazione vogliamo parlare, non dell’amore. La castità non ci priva, ci apre. A cosa? Ad un amore vero, libero, totale, fedele, fecondo. In una parola: autentico.
La castità si vive in modo diverso a seconda dello stato di vita… I religiosi la vivono mediante il celibato: sono dono per tutti; gli sposi nella comunione tra loro e nella apertura alla vita; i fidanzati scegliendo la tenerezza come linguaggio del tempo della conoscenza e del discernimento. Può non essere semplice scegliere di astenersi dall’attività sessuale, ma significa aggiungere e non togliere qualcosa alla relazione. Nel libro Di Jason e Crystalina Evert “Come trovare l’anima gemella senza perdere la propria anima”, c’è la testimonianza di un ragazzo che afferma: “Ci sono 100 cose da fare con una ragazza prima di farci l’amore”. Quali? Tutte quelle che fanno crescere la relazione su un piano umano, spirituale, mentale. Il sesso, poi, suggella e veicola un amore nato prima nel cuore! Scegliere la castità nel fidanzamento significa investire per il futuro; significa mettere radici profonde, evitare di essere “offuscati dal sesso” (che a volte fa sembrare amore qualcosa che non è o semplicemente non permette alla relazione di raggiungere un livello di intimità perché il sesso riempie i vuoti)
I single, invece, come vivono la castità? Coltivando le amicizie, donando il proprio tempo al servizio degli altri. Direbbe Crystalina: iniziando a diventare l’uomo o la donna che vorresti donare un giorno a tuo marito, tua moglie.
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La pubblicazione si articola in due parti: una sezione dedicata a catechisti ed educatori, con solide basi teologiche, spunti pedagogici e strumenti pratici; un percorso per adolescenti, con incontri strutturati, laboratori, attività personali e momenti di preghiera.
In questo modo il testo diventa una bussola per affrontare con delicatezza e profondità i temi dell’affettività e della corporeità.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













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