“Una tenda per Dio tra gli uomini”. L’intervista ai progettisti della Chiesa Martin in Burkina Faso
Il 15 novembre 2025, presso la Cittadella Martin a Saaba, in Burkina Faso, è stata dedicata una nuova chiesa ai santi Luigi e Zelia Martin. Un’opera promossa dalla Fraternità di Emmaus e coordinata da Progetto Famiglia Cooperazione Odv. Abbiamo avuto modo di intervistare i progettisti, Giovanna e Tonino Ciniglio, per scoprire il “sapore coniugale” che hanno voluto infondere all’opera.
Come è nato questo progetto e quale è stato il vostro primo impatto con il Burkina Faso?
(Giovanna) Abbiamo ricevuto l’incarico nel 2019 di progettare la Chiesa Martin. All’inizio noi avevamo pochissima conoscenza di questo luogo, perciò si è ritenuto necessario fare un viaggio esplorativo per poter prendere contatto con la popolazione del Burkina Faso.
Per noi entrare nella brousse (la savana) e vedere il terreno destinato al progetto ha avuto un impatto ricco di emozioni e di sorprese. Non solo per la povertà indescrivibile di questo popolo, che contrasta fortemente con il nostro modo di vivere occidentale, ma soprattutto per la genuinità delle persone con cui si viene in contatto.
Qual è stata l’ispirazione spirituale e architettonica principale per la chiesa?
(Giovanna) Ci siamo soffermati davanti al tabernacolo a contemplare il mistero dell’Incarnazione, immaginando la nostra chiesa come la Shekinah: una grande tenda, dimora di Dio in mezzo agli uomini.
Da qui la scelta di dare una configurazione alla copertura della chiesa a forma di tenda, o meglio di paillote (la capanna locale), che è il luogo in cui il popolo burkinabè è solito rifugiarsi per proteggersi dal sole. Ma è anche la capanna che ha accolto Maria e Giuseppe quando, nella pienezza dei tempi, il Verbo è venuto alla luce.
(Tonino) Lo sviluppo della chiesa è a pianta ottagonale. Nella Bibbia il numero 8 è associato a un nuovo inizio, alla resurrezione, al rinnovamento. È il numero della nuova creazione dopo il compimento del ciclo del 7. Otto non è un numero qualunque, è la pienezza.

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L’ingresso è ricco di simboli che parlano direttamente alle famiglie. Potete descriverceli?
(Tonino) L’ingresso principale è caratterizzato da un portale che raffigura i coniugi Martin intenti a dare accoglienza ai fedeli. In alto è riprodotto il ponte di Alençon, il luogo del loro primo incontro, dove, guidati dallo Spirito Santo (raffigurato con lingue di fuoco), si sono scambiati il loro primo sguardo.
Sulla porta d’ingresso, come motivo ornamentale, sono riprodotti gli elementi che richiamano il lavoro di Luigi, orologiaio, e Zelia, merlettaia. I loro volti non sono definiti, perché ognuno, nell’entrare, possa rispecchiare il proprio volto e identificarsi con lo sposo o con la sposa.

L’altare è l’elemento centrale. Qual è il suo significato?
(Tonino) L’altare esprime il mistero del sacrificio di Cristo sulla croce. È stato realizzato intarsiando nella viva pietra il legno della croce, da cui scorre il sangue di Cristo. Questo sangue, versato per noi e per tutti, dall’altare “raggiunge” i gradini e il pavimento della chiesa dove si inabissa, per ricordare che la sua offerta raggiunge l’intera umanità.
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E l’ambone, il luogo della Parola?
(Tonino) L’ambone ha la forma di una barca a vela. La vela è l’immagine dello Spirito che conduce la Chiesa, tradizionalmente rappresentata come una barca. La vela è realizzata in pietra, mentre lo scafo è in legno, gli stessi materiali dell’altare. Sulla vela sono raffigurati i simboli della Fraternità di Emmaus e, sul lato, una grande stella, simbolo di Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione.
Il tabernacolo è unito a una bellissima scultura. Cosa rappresenta?
(Giovanna) Il tabernacolo è posizionato al centro della croce che campeggia sulla parete di fondo. Alla base della croce, fino ad avvolgere il tabernacolo, si inerpica un grande giglio in ferro.
La scultura riproduce il disegno che Santa Teresa di Gesù Bambino realizzò personalmente su una casula sacerdotale: volle rappresentare i suoi genitori come due rose intrecciate, dalla cui unione nasce un giglio con nove fiori. Cinque aperti, a rappresentare le cinque figlie tutte consacrate, e quattro in bocciolo, a memoria dei fratellini e sorelline che prematuramente avevano lasciato questa terra.
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Anche l’esterno è parte integrante del progetto. Dalla croce alla “Mostra Martin”…
(Tonino) La croce esterna sul frontone è stata realizzata curva, per rappresentare il dinamismo operato dalla spinta del vento, cioè dello Spirito Santo, che muove la Chiesa.
Lungo il perimetro esterno, abbiamo voluto raccontare la biografia e la spiritualità dei Santi Martin, come in un pellegrinaggio. Come i pianeti orbitano intorno al sole, così i santi orbitano intorno a Cristo. I Martin hanno messo Dio al centro, nutrendosi ogni giorno della Parola e dell’Eucarestia.
Infine, la pavimentazione esterna ha una forma molto particolare…
(Tonino) La pavimentazione esterna che circonda la chiesa ha la forma di un ostensorio, al cui centro c’è la chiesa, che è Corpo di Cristo. È la nuova immagine di una chiesa viva, pulsante, palpitante.
(Giovanna) All’ingresso, la pavimentazione è di colore giallo oro, segno della santità di Dio in cui si immerge l’umanità peccatrice, redenta dal sangue prezioso del nostro Cristo.
Un’opera come questa non può nascere solo da calcoli e progetti, ma da un cuore capace di trasformare la fede in arte. Ringraziamo di cuore i progettisti, Giovanna e Tonino Ciniglio, per aver saputo tradurre in forme, simboli e materiali un messaggio teologico così potente.
Il loro lavoro, unito alla fatica e alla preghiera di tutta la Fraternità, ha reso la Chiesa dei santi sposi Luigi e Zelia una realtà viva, un cuore che batte al centro della Cittadella. L’appuntamento a Saaba, sabato 15 novembre, per la solenne inaugurazione e consacrazione, è stato un momento di festa e un nuovo, grande inizio per tutta la comunità: un’occasione per riunirsi e testimoniare insieme la bellezza di questa “tenda di Dio tra gli uomini”.
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