I bambini che portano nella carne i segni della disabilità sono spesso per la società uno scandalo. Archiviato un generico afflato di tenerezza, si preferirebbe evitare di vederli. Fa male veder soffrire un bambino. Siamo incapaci di tradurre il sentimento in un concreto farsi accanto. Ho davanti agli occhi i volti dei bambini che per un tempo hanno vissuto nelle nostre case di accoglienza a conduzione familiare e ripenso alle storie di tante famiglie incontrate lungo in questi anni: famiglie che non hanno scelto questa strada per eroismo, ma perché la vita si è presentata così, senza chiedere permesso.
Non nascondono le difficoltà. Sarebbe ingiusto e falso. Sono notevoli, spesso estenuanti. Una mamma mi raccontava in questi giorni la fatica, puntuale all’inizio di ogni anno civile, di rinnovare tutte le pratiche burocratiche per la nutrizione assistita della figlia, che da anni vive con il sondino naso-gastrico. File interminabili, moduli da rifare, certificazioni da inseguire. Tempo sottratto alla cura vera. Come se non fosse già complessa, la realtà quotidiana di chi vive accanto alla fragilità.
Eppure, se avessimo il coraggio di oltrepassare la soglia di queste case e di queste storie, scopriremmo qualcosa che non entra nei moduli né nei protocolli: una bellezza enorme. Non una bellezza patinata, né consolatoria, ma una bellezza che nasce dalla vita condivisa, dalla presenza, dalla fedeltà silenziosa. Scopriremmo che questi figli partecipano pienamente alla vita con i loro talenti, spesso invisibili agli occhi frettolosi, ma reali: una capacità di relazione, una forza di resistenza, una maniera tutta loro di stare nel mondo.
Sono essi stessi un dono immenso di vita. Non perché “nonostante” la loro condizione, ma proprio dentro quella condizione, che li rende unici, irripetibili, necessari. Negli occhi dei genitori e di chi si prende cura di loro si legge qualcosa che va oltre la stanchezza: il riflesso di un amore che non è astratto, ma incarnato. E per chi crede, vi si riconosce il volto di Gesù che ama ed è, nello stesso tempo, amato e servito. Chi vive accanto a questi bambini scopre, spesso senza dirlo, il privilegio di servire un amore che non si misura sull’efficienza né sul successo, ma sulla gratuità. Un amore che non promette ricompense visibili, e proprio per questo libera. Forse anche noi, sostando davanti a queste storie senza fretta e senza difese, potremmo imparare qualcosa del mistero della vita: che non tutto ciò che vale si può aggiustare, accelerare o rendere produttivo.
La bellezza che sprigiona da ciò che il mondo chiama imperfezione e fragilità non è una bellezza facile. È una bellezza che chiede tempo, ascolto, prossimità. Ma è reale. Ed è un capolavoro di amore che continua a interrogare le nostre priorità, il nostro modo di organizzare la società, il nostro sguardo sull’umano. Forse il vero scandalo non è la fragilità di questi bambini, ma la nostra incapacità di riconoscerne fino in fondo il valore. E la vera conversione sta proprio lì: imparare a vedere, a fermarci, a lasciare che quelle vite ci parlino. Non per commuoverci un istante, ma per cambiare, un poco alla volta, il modo in cui abitiamo il mondo.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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