Ho notato che la televisione negli ultimi tempi fa molto leva sul “conto alla rovescia”. Ogni grande evento è preceduto da un countdown martellante: il Festival di Sanremo, i Giochi Olimpici, la nuova serie con protagonista l’attore del momento. Tutto è costruito per creare attesa, per accendere il desiderio, per farci sentire che quell’appuntamento non si può perdere, pena l’esclusione dal grande flusso delle percentuali di audience. E noi? Siamo capaci di attendere con la stessa trepidazione i tempi forti dell’anno liturgico? Comincia la Quaresima: ci siamo preparati? Sentiamo l’urgenza di questi quaranta giorni che ci conducono alla Pasqua, cuore pulsante della nostra fede?
La Quaresima non è una parentesi malinconica né una tradizione stanca che si ripete. È un tempo prezioso, un deserto necessario, nel quale Dio ci attira per parlare al nostro cuore. Eppure rischiamo di attraversarlo distratti, imbrigliati nelle ragnatele sottili che il marketing intesse ogni giorno per spingerci ad acquistare cose, emozioni, perfino idee. Siamo bombardati da offerte e proposte, ma raramente ci viene ricordato che l’unica cosa davvero necessaria è tornare all’essenziale.
Anche in certi ambienti ecclesiali, sembra di moda smussare le esigenze più concrete di questo tempo. Digiuni e sacrifici vengono talvolta liquidati come pratiche superate, retaggi di una spiritualità ormai desueta. “Dio non vi chiede di digiunare dal cibo, ma dalla televisione o dallo smartphone”, si sente dire. Ma permettetemi di osservare: non è la stessa cosa. Limitare la televisione come il telefono può essere utile, certo. Ma se quel tempo liberato non è riempito dalla preghiera, dal silenzio, da una lettura spirituale che nutre l’anima, resta solo uno spazio vuoto. Il digiuno vero, invece, tocca il corpo, incide nella carne, educa la volontà. Costa. E proprio perché costa, trasforma.
La tradizione della Chiesa non ha mai considerato il digiuno un esercizio sterile. È una pedagogia del desiderio. Ci ricorda che non viviamo di solo pane, che il nostro cuore è fatto per un nutrimento più grande. Il digiuno smaschera le nostre dipendenze, ridimensiona i nostri capricci, restituisce libertà allo spirito. Non è un disprezzo del corpo, ma un modo per rimettere ordine nell’interiorità. Per fare spazio e vivere la carità avendo il cuor libero di ospitare le necessità dei fratelli più poveri. Lo sapeva bene San Francesco d’Assisi, che chiamava il suo corpo “frate asino”: non per umiliarlo, ma per ricordare che va guidato, educato, orientato. Lo insegnava Santa Teresa d’Avila, convinta che la preghiera autentica richieda decisione e disciplina, non sentimentalismi passeggeri.
Il digiuno, unito alla preghiera, diventa forza. La preghiera, sostenuta dal digiuno, diventa più pura, più intensa, più vera. Non si tratta di collezionare rinunce, ma di fare spazio. Ogni rinuncia autentica crea un varco attraverso cui può passare la grazia. Allora, all’inizio di questa Quaresima, proviamo a immaginare un countdown diverso. Non quello che ci prepara allo spettacolo, ma quello che ci conduce alla Pasqua. Quaranta giorni non per dimagrire o per “staccare un po’”, ma per convertirci. Per scegliere consapevolmente qualche gesto concreto di digiuno, per ritagliare tempi fedeli di preghiera, per tornare al Vangelo con cuore semplice. Se sapremo vivere così questo tempo, non resteremo esclusi da nessuna audience. Anzi, entreremo nella comunione più grande: quella con Cristo, che nel deserto ha digiunato e pregato per insegnarci che solo chi sa rinunciare sa davvero amare.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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