Sanchez vuole l’aborto diritto costituzionale. Riflettiamo con Giulia Bovassi, bioeticista
Sanchez, premier spagnolo, vuole introdurre in Costituzione il “diritto di aborto”. Siamo di fronte a un grande cambiamento culturale: il nascituro, in questo modo, non ha più alcun diritto, è considerato solo appendice della madre. La dott.ssa Bovassi, bioeticista, afferma che stiamo assistendo a una progressiva banalizzazione dell’aborto. Seguendo la corrente personalista, si domanda: possono forse essere delle caratteristiche particolari a renderci più o meno persone? E chi stabilisce quali debbano essere queste caratteristiche? Per lei, esiste una dignità ontologica, che va riconosciuta a ogni essere vivente umano. Altrimenti crolla il principio di uguaglianza che è alla base delle nostre Costituzioni.
Negli ultimi mesi il leader politico spagnolo Pedro Sánchez è stato spesso al centro del dibattito internazionale, anche per le sue prese di distanza da Donald Trump su vari scenari geopolitici. Sul piano interno, però, il governo spagnolo ha avviato un’altra iniziativa destinata a far discutere: l’intenzione di introdurre il “diritto all’aborto” nella Costituzione, per garantirne l’applicazione uniforme e per “blindare” ciò che lui ritiene un diritto. Teme, infatti, futuri governi ostili, che potrebbero metterlo in discussione. Sánchez intanto spinge sul tema anche a livello europeo, firmando con vari premier una lettera per sostenere l’iniziativa My Voice My Choice che propone di rendere disponibili fondi europei per aiutare le donne ad accedere all’aborto all’interno dell’Unione Europea.
Queste iniziative indicano una progressiva trasformazione culturale nel modo in cui l’aborto viene presentato nello spazio pubblico: non già inteso come “estrema ratio”, ma sempre più visto come servizio sanitario di base, che si presume garantisca alle donne autentica libertà.
Eppure, se l’aborto continua a suscitare dibattiti, se esiste la tanto criticata obiezione di coscienza dei medici, se c’è chi lo definisce “un dramma” è perché, dal punto di vista etico, non può essere paragonato ad un’operazione come tante altre. Se fosse solo – ed inequivocabilmente – l’espulsione di un grumo di cellule (pensiamo ad un’ernia, una ciste o un tumore) non esisterebbero lotte politiche, centri di aiuto alla vita, proposte di legge sempre più dettagliate, battaglie sociali e politiche attorno a questo tema. Non esisterebbero luoghi di elaborazione personale del lutto come la Vigna di Rachele.
Proposte di legge come quella di Sanchez non possono trovare sostegno da tutta la popolazione. Alcuni diranno che chi si oppone è solo vittima di un retaggio culturale. Eppure, il punto è un altro: ovvero che un simile approccio giuridico esclude completamente da ogni diritto una delle parti in gioco, cioè il concepito, il quale già esiste (non è essere umano in potenza, è reale) e, come ognuno di noi, ha una sola vita a disposizione.
Su questo tema è intervenuta più volte la bioeticista Giulia Bovassi. Ad esempio, intervistata dal Movimento e Centro di Aiuto alla Vita di Varese, ha affermato: “L’aborto è un dramma, perché implica la soppressione intenzionale di un figlio. Quando uno va a togliersi l’appendicite, oppure a farsi cavare il dente del giudizio, non si parla di ‘dramma’”. Bovassi individua, inoltre, il pericolo della “progressiva banalizzazione dell’aborto”, promosso con “una leggerezza disarmante e offensiva per la dignità intrinseca dell’essere umano”.
La bioeticista ne è certa: “L’arma peggiore della mentalità abortista è quella di favorire l’indifferenza e la privatizzazione della vicenda e, di conseguenza, il migliore antidoto è l’informazione corretta e la sollecitazione costante all’approfondimento e all’iniziativa di prevenzione”.
Per Bovassi, che segue la corrente personalista e fa eco al bioeticista Francesco D’Agostino, la persona si definisce come:
Individuo concreto, incarnato biologicamente in un corpo, che ha una propria natura ontologica, che si manifesta in capacità e comportamenti (in particolare la razionalità), ma non è riducibile ad essi. La teoria ontologica della persona o il personalismo ontologico tematizza la priorità della natura sulle funzioni (siano esse sensitive, razionali, autocoscienti, volitive), ritenendo che l’essere persona appartenga alla natura stessa di ogni organismo biologicamente umano, in qualsiasi fase di sviluppo, a prescindere dalla manifestazione esteriore di determinate operazioni o delle condizioni di possibilità della loro espressione. La persona è distinta dalle sue funzioni, non coincide con esse, le trascende. Secondo la bioetica personalista l’alternativa ontologica è radicale: o si è persona o non si è persona.
In sostanza, quindi, continua Bovassi:
La persona si esprime con i suoi accidenti, le sue caratteristiche particolari, ma non è ciò che è in funzione di esse. Non sono le capacità, una mancanza di patologie, disabilità, debolezze, l’età, la fase di sviluppo della propria vita a rendere la persona degna oppure, peggio ancora, a discriminare tra persone e non-persone. I modelli che aderiscono a questa logica finiscono per supportare logiche e politiche che pretendono di conferire dignità ad alcuni esseri umani ed escluderla ad altri, prevaricando sul principio di uguaglianza sostanziale.
Leggi come quelle auspicate da Sanchez – e già diventate realtà altrove, come ad esempio, in Francia – sono un vero pericolo per la nostra società, perché escludono che la sola appartenenza alla specie umana sia sufficiente per acquisire il diritto di esistere. Se il diritto di scegliere supera quello di vivere, allora a dominare è la legge del più forte e cadono le fondamenta delle nostre stesse Costituzioni.
Per la dott.ssa Bovassi va anche sfatato il mito che sia solamente la Chiesa Cattolica, sulla base delle Scritture, a conferire dignità al concepito. Afferma a proposito: “La scienza dice che nell’embrione la crescita e lo sviluppo avvengono in modo coordinato, continuo, graduale”.
Non solo, perché, continua: “Rispetto al passato nel quale le tecnologie di diagnostica prenatale e l’embriologia non permettevano di toccare con mano l’evidenza dell’esperienza materna vissuta dalla gestante durante la gravidanza e con essa perciò la prova scientifica – per così dire – dell’umanità del concepito, oggi ciò è innegabile. A sfatare un luogo comune per cui sarebbe la religione, cattolica nella fattispecie, a conferire questa umanità a ciò che per la medicina risulta un ‘prodotto del concepimento’ o un ‘grumo di cellule’, sono gli sviluppi all’avanguardia dell’embriologia e delle neuroscienze”.
Il fatto che il cuore umano del feto batte dal 22° giorno, ad esempio, lo dice la scienza, non la fede.
Sempre nell’intervista già citata al Centro di Aiuto alla Vita, Bovassi cita il British Medical Journal, il quale ci informa persino che “l’embrione non è passivo, ma orchestra attivamente il suo destino”. Perciò, il neonatologo di fama internazionale Carlo Bellieni, membro della European Society of Pediatric Research, del Direttivo Nazionale del gruppo di Studio sul Dolore della Societá Italiana di Neonatologia, della Pontificia Accademia Pro Vita, in molteplici interventi ha illustrato quanto avviene nella cavità endouterina parlando persino di “apprendimento prenatale”.
Queste informazioni mediche vengono però completamente taciute, ignorate, bypassate quando si tratta di legiferare in materia di inizio vita.
Chi è Giulia Bovassi?
È consulente esperto in Bioetica e Affari Sociali per Membro Eletto della Camera dei deputati (XIX Legislatura). Recentemente è stata nominata membro del Comitato Etico Territoriale (CET) della Regione Marche. Oltre a queste attività ricopre il ruolo di cultore della materia in Filosofia del Diritto presso l’Università Europea di Roma. Nel frattempo, ha ricoperto il ruolo di Consulente Esperto in Etica dell’IA per un Eurodeputato della IX Legislatura e svolto audizioni informali sia alla Camera dei deputati sia al Senato della Repubblica su tematiche di interesse bioetico. Ha collaborato, inoltre, con il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’anno scorso è stata speaker invitata presso la sede delle Nazioni Unite (NYC) al Convegno sulla maternità surrogata organizzato dall’Osservatorio Permanente della Santa Sede presso l’ONU e ADF International durante la 68th Session of the Commission on the Status of Women.
Leggi anche: L’uomo nell’era delle macchine: il diritto a restare fragili. Intervista a Giulia Bovassi
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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…