Il 6 luglio Adriano Aloisi avrebbe compiuto sedici anni. Aveva la musica nel cuore e l’arte negli occhi. Cantava nel Piccolo Coro Città di Taormina, un luogo che per lui era molto più di una scuola di canto: era amicizia, condivisione, crescita. Poi una grave malattia ha interrotto troppo presto quel percorso, lasciando una ferita che nessun genitore dovrebbe conoscere. Ci sono dolori davanti ai quali il silenzio sembra l’unica risposta possibile. La perdita di un figlio appartiene a questa categoria. È una sofferenza che sfugge alla logica, che mette in discussione ogni certezza e davanti alla quale anche le parole più belle rischiano di apparire vuote. Eppure c’è chi, dentro quella ferita, trova la forza di compiere una scelta. Non quella di dimenticare, perché è impossibile. Né quella di andare avanti come se nulla fosse accaduto. Ma quella, molto più difficile, di continuare a vivere facendo in modo che quel dolore non resti sterile.
È quello che ha fatto Valeria Principato. La mamma di Adriano ha trasformato l’amore per suo figlio in un impegno quotidiano, dando vita all’associazione L’InCanto di Adriano. Un nome che non guarda alla nostalgia, ma al futuro. Un’associazione nata perché il ricordo non resti chiuso nella memoria di una famiglia, ma diventi occasione di bene per un’intera comunità. In questi due anni i progetti non sono mancati. Dall’acquisto della sedia Job, che consente anche alle persone con disabilità di vivere il mare senza barriere, alle iniziative dedicate ai giovani, alla musica, ai cortometraggi, all’inclusione e alle persone più fragili. Piccoli e grandi passi che hanno un filo conduttore preciso: restituire agli altri ciò che Adriano ha lasciato in chi lo ha conosciuto. “Il suo sorriso, la sua gioia di vivere, le sue virtù” dice Valeria.
La forza di questa mamma non sta nell’aver sconfitto il dolore. Nessuno sconfigge una perdita così grande. La sua forza sta nell’aver rifiutato che quel dolore diventasse l’ultima parola. Spesso consideriamo la sofferenza come qualcosa da rimuovere in fretta, quasi fosse un incidente di percorso. Ma ci sono esperienze che non possono essere cancellate. Possono, però, essere attraversate. E la differenza sta tutta nel senso che riusciamo a dare a ciò che viviamo. Il dolore, da solo, schiaccia. Quando invece incontra un significato, non smette di fare male, ma smette di essere inutile.
Non esiste una spiegazione capace di giustificare la morte di un figlio. Cercarla sarebbe persino ingiusto. Esiste però la possibilità di decidere cosa fare di quella ferita. Lasciarsi consumare oppure trasformarla in una sorgente di bene. Valeria Principato ha scelto la seconda strada. Lo ha fatto, probabilmente, perché continuare ad amare Adriano significava continuare a far vivere ciò che lui amava: la musica, i ragazzi, la bellezza, l’attenzione verso gli altri.
È questa la lezione che consegna alla sua comunità. Il bene non cancella il dolore, ma gli impedisce di avere l’ultima parola. Così, a distanza di due anni, Adriano continua a vivere nelle voci dei bambini del coro che tanto amava, nei sorrisi di chi grazie a un progetto può sentirsi meno solo, nelle persone che hanno incontrato l’associazione e hanno scoperto che anche dalla notte più buia può nascere una luce. Credo sia questo il significato più autentico della speranza: non credere che il male non esista, ma scegliere ogni giorno di costruire qualcosa di più grande del male stesso.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!



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