“Il mio nome è Carlo”: film sul primo Santo Millennial, Carlo Acutis
Di Catturato da Spinoziano - Il mio nome è Carlo - Il trailer, su YouTube, Mediaset Infinity., Copyrighted
«Mamma, non avere paura, perché io non ne ho. Io sono felice». È forse la frase più toccante de Il mio nome è Carlo, il film liberamente ispirato alla vita del giovane santo Carlo Acutis, andato in onda in prima serata su Canale 5 domenica 27 settembre e ancora disponibile su Mediaset Infinity.
A pronunciare queste parole è Carlo, interpretato da Samuele Carrino, negli ultimi istanti della sua vita. È su un lettino della rianimazione, provato dalla leucemia fulminante che, nel giro di poche ore, lo avrebbe portato alla morte. Ha appena quindici anni. Intorno a lui ci sono gli elettrodi, la fatica, l’agonia di sua madre. Eppure, nelle sue parole, non c’è disperazione. C’è una serenità che nasce dalla fede e dalla certezza di non essere solo.
Gesù al centro
Il film, diretto da Giacomo Campiotti, e realizzato con la collaborazione di Antonia e Andrea Acutis, genitori di Carlo, racconta la vicenda umana e spirituale del primo “Santo Millenial”, mostra la sua bontà d’animo e la grande fede che lo spingono a lasciare un segno nella vita di chi incontra. Lo si vede, nelle diverse fasi della sua vita, fermarsi spontaneamente in adorazione. Lo fa già a cinque o sei anni, sotto gli occhi increduli della madre. Lo si vede fermarsi a sanare ferite di senzatetto, lo si vede parlare con Gesù e di Gesù, in particolare al suo domestico, che è di religione è induista: quest’ultimo, passando molto tempo con Carlo, arriverà a desiderare il Battesimo e a riceverlo.
Il desiderio di portare pace
Il film ci mostra Carlo nell’intento di portare pace tra i compagni di scuola, di far sentire speciali quei compagni più emarginati, di donare un sorriso soprattutto a chi non si sente visto, voluto, amato.
Sebbene molti passaggi e particolari rientrino tra gli adattamenti cinematografici, dovuti a delle precise esigenze narrative, la personalità e molte delle frasi di Carlo corrispondono alla realtà: dalle testimonianze dei genitori e di quanti lo hanno conosciuto, è la purezza di cuore e il desiderio di amare come ama Cristo a contraddistinguere la vita e la spiritualità del giovane innamorato dell’Eucaristia.
Nel film lo vediamo sostare in silenzio davanti al tabernacolo, ma lo vediamo anche parlare con i bambini più piccoli della sua “autostrada per il cielo”. A loro, parla anche dei Miracoli Eucaristici, che tanto lo appassionano.
Lo vediamo, poi, invitare i ragazzini di cui è catechista a vivere da originali, in un mondo dove tanti si accontentano di fare le fotocopie. Sin da piccolo, il film ci mostra la sua saggezza, quando mette in guardia dall’ambizione di diventare ricchi e dalla vanità. “Sarai più felice, poi?”, domanda al suo domestico, mentre lui gli spiega il suo “piano” per fare soldi e per essere invidiato da tutti.
Carlo non giudica, non condanna: mostra concretamente un’alternativa, lo fa attraverso le sue scelte. I suoi coetanei non sempre lo capiscono e questo, un Carlo adolescente, nel film lo confida alla madre.
Scopri il libro: Raccontami di Carlo… | Famiglia.store
Missionario tra i coetanei
Quella sua “diversità”, quel suo essere limpido e pulito, gli attira non solo sguardi perplessi, ma anche la stima di amici e amiche. A loro, non si stanca di ripetere che devono cercare un Amore più grande di quello che possono trovare nelle “storie passeggere”.
Nel film vediamo Sofia, ad esempio, che inizialmente prova rabbia per i consigli di Carlo, ma poi capisce che lui le vuole veramente bene, al contrario di tanti ragazzi che la usano soltanto. E diventano amici. Non solo, lei capisce il proprio valore, smette di cercare l’apparenza, sceglie di amarsi di più.
Un altro aspetto che emerge dal film è l’idea che Internet possa essere usato per il bene: per Carlo è un modo per evangelizzare, ovvero per trasmettere a quante più persone possibili l’amore di Dio. Interpellato su questo aspetto, che riguarda così da vicino il Santo “patrono di Internet”, lo stesso attore protagonista ha detto di apprezzare molto l’idea di Carlo, che vedeva Internet come uno strumento per fare il bene. Carrino è stato anche interprete del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, un film in cui si vede come Internet può ferire, far male. Carlo, per Carrino, è un esempio che si può scegliere di usare questo strumento per il bene.
Una vita breve, ma non piccola
Naturalmente Il mio nome è Carlo è un’opera cinematografica. Alcuni episodi, dialoghi e personaggi sono adattati alle esigenze della narrazione e non possono essere considerati una ricostruzione documentaria della vita di Acutis.
Ma il film riesce a mettere a fuoco qualcosa di essenziale della sua testimonianza: Carlo non appare come un ragazzo perfetto e irraggiungibile, ma come un giovane che ha scelto di prendere sul serio il Vangelo.
La sua santità non consiste nell’aver avuto una vita senza difficoltà. Consiste nell’aver imparato a vivere ogni cosa – l’amicizia, la scuola, la tecnologia, la preghiera, il rapporto con i poveri, la malattia – alla luce di un amore più grande.
Ed è proprio questo che rende particolarmente potente la scena finale. Quel ragazzo di quindici anni, ormai senza forze, può dire alla madre di non avere paura. Non perché la morte non faccia paura, ma perché Carlo è convinto che la morte non abbia l’ultima parola.
Forse è questa la vera «autostrada» di cui parlava: non una scorciatoia per evitare la fatica della vita, ma una strada fatta di piccoli gesti quotidiani, di Eucaristia, amicizia, carità e verità.
Carlo Acutis non ha avuto bisogno di una vita lunga per lasciare un segno. Ha scelto di non essere una fotocopia. E proprio per questo, ancora oggi, continua a parlare a una generazione che rischia di perdersi tra immagini, giudizi e apparenze.
E noi? Cosa occupa il centro della nostra vita? Carlo sembra ripetere a ciascuno la domanda che rivolge al suo domestico, quando ci affanniamo per cose che non contano davvero: «Sarai più felice, poi?»
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
L'unico modo per la psiche umana di accettare l'aborto di Stato è affermare che nell'utero materno non c'è un essere…
Grazie per il coraggio di porre la domanda .. le domande in modo giusto tra tanti giornalisti che ipocritamente e…
Sono due anime diverse, una maschile e una femminile in un corpo diverso. Dire, pretendere o pensare che l'altro veda…