“Tutto è grazia”, anche la malattia. Papa Leone docet
Di Sergio D’Afflitto, CC BY-SA 3.0 it, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26748295
“Un nodulo al polmone”, lo ha annunciato lo stesso Papa Leone domenica scorsa, spiegando anche alcuni dettagli: si tratta di un “nodulo circoscritto, individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato”. Lo ha detto al termine dell’Angelus, dopo aver commentato il Vangelo del giorno e dopo aver salutato, uno per uno, i numerosi gruppi presenti in piazza san Pietro. I giornalisti parlano di trasparenza, notano che mai un Papa aveva fatto una comunicazione così dettagliata della sua personale condizione di salute. Avrebbe potuto lasciare alla Sala Stampa il compito di dare la notizia, ha scelto invece di consegnare personalmente una parola confidenziale, quella che si dice ai familiari e agli amici più intimi. Mai come in questo caso la Chiesa appare come una grande famiglia, la fredda dimensione istituzionale lascia il posto all’immagine di una vera comunità.
“Siamo rimasti tutti colpiti della serenità con cui il Papa ha dato l’annuncio di questo intervento”. Ha detto il cardinale Pietro Parolin. In effetti, nelle parole del Santo Padre non c’era alcuna particolare emozione. È vero, come ha tenuto a rassicurare un altro porporato, che non si tratta di una malattia grave e che tutto si risolve in pochi giorni… e tuttavia sarebbe sbagliato misurare la tranquillità solo in relazione alle rassicuranti condizioni della salute. Quella serenità ha radici più lontane, nasce dalla fiducia che ogni credente ripone in Dio.
L’intervento chirurgico, eseguito ieri, ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare. Non dobbiamo minimizzare la patologia. Sappiamo per esperienza che notizie come queste inevitabilmente toccano le corde più intime del cuore umano e suscitano una marea di pensieri e inquietudini. Vi sono persone che, al solo accenno di possibili tracce tumorali, vanno in panne, entrano in uno stato di fibrillazione emotiva. Ed è umanamente comprensibile.
Un nodulo polmonare non è piccola cosa, anche se operabile, è il segno della fragilità, ricorda la precarietà della vita e la nostra condizione di pellegrini. Inutile girarci attorno. Anche quando non mette a rischio la vita, la malattia rivela il limite e obbliga a ridimensionare gli obiettivi. Insomma, diventa un oggettivo ostacolo. Un’esperienza come questa può diventare una pietra di inciampo che rallenta il cammino; oppure una scossa salutare che ci spinge a non sciupare il tempo e suscita una maggiore determinazione. Lo stesso evento per alcuni diventa un limen, cioè un confine, per altri invece un lumen, una luce che permette di guardare più lontano.
La serenità di Papa Leone è quella di un credente che confida in Dio e affida a Lui ogni legittima preoccupazione. È questa la ricetta che l’apostolo Paolo offre ai cristiani di Filippi: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù” (Fil 4, 6-7). Solo la fiducia impedisce di cadere nell’ansietà. L’inquietudine diventa preghiera, domanda un nuovo e più fiducioso abbandono nelle mani del Padre. E così, da oscura nemica, la malattia diventa una fedele alleata, invece di chiuderci nella paura alimenta lo sguardo della fede.
Lo scorso anno, rispondendo alla domanda di un giornalista Papa Leone citò il libro di un oscuro frate carmelitano del ‘600, fra Lorenzo della Resurrezione e disse: “Leggetelo se volete sapere qualcosa su di me, di quella che è stata la spiritualità, per molti anni, in mezzo a grandi sfide”. Questo testo è stato poi pubblicato con la prefazione dello stesso Pontefice che scrive:
“La pratica più santa, comune e necessaria nella vita spirituale è la presenza di Dio: è compiacersi e abituarsi alla sua divina compagnia, parlando umilmente e dialogando amorevolmente con Lui in ogni istante, senza una regola precisa né una misura prefissata”.
Vivere ogni evento in compagnia di Dio, anche e soprattutto quelli che non sono desiderabili. È questa la fede che Papa Leone oggi testimonia. Ed è una parola più efficace di tutte le altre perché chiede di fare anche di questa esperienza dolorosa una tappa del quotidiano cammino di santificazione. In modo da poter dire con santa Teresa di Gesù Bambino: “Tutto è grazia”.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
L'unico modo per la psiche umana di accettare l'aborto di Stato è affermare che nell'utero materno non c'è un essere…
Grazie per il coraggio di porre la domanda .. le domande in modo giusto tra tanti giornalisti che ipocritamente e…
Sono due anime diverse, una maschile e una femminile in un corpo diverso. Dire, pretendere o pensare che l'altro veda…