Famiglie solidali

Amore che genera miracoli

di Giovanna Abbagnara

Franco e Giovanna, una storia ordinaria di amore vissuta alla luce della fede. Il racconto di una esistenza donata a servizio della vita nascente e aperta all’accoglienza.

È l’estate del 1986, Giovanna ha vent’anni e, insieme ad altri amici della parrocchia e a un giovane sacerdote amico, è a Monte Faito per un campo estivo. Fin da piccola i genitori l’hanno educata alla fede, la mamma in modo particolare è stata per lei un esempio mirabile. L’ambiente familiare dunque, la scuola dalle suore, l’ACR e le tante attività in parrocchia sono state una vera palestra di formazione. Franco, 23 anni, studente di Ingegneria e un sogno in tasca: chiedere a Giovanna, quella sera mentre sale a Monte Faito, di diventare la sua fidanzata. Notte di preghiera, chiacchierata col sacerdote amico e al mattino la risposta: sì! Inizia il tempo del fidanzamento, durato sei anni. Anni di studio per Franco per completare il percorso universitario e anni di lavoro per Giovanna che inizia a 22 anni la sua carriera di insegnante. Tra i tanti impegni una certezza: voler vivere quel tempo sotto lo sguardo di Dio. Inizia il cammino con altre coppie di fidanzati e dopo poco la scelta di impegnarsi per la vita nascente, di dare voce a chi non ha voce: i bambini non ancora nati. “Ricordo ancora il primo colloquio. Prima di andare abbiamo recitato il rosario, ho affidato poi l’intenzione di preghiera a mia madre”, ricorda Giovanna “e poi ci siamo recati a casa di questa giovane famiglia con due bambini e un terzo in arrivo”. Parole timide ma sicure, quel bambino gridava attraverso loro l’unica possibilità di vivere. È stato il primo di una lunga serie. Un impegno che li ha caratterizzati anche dopo il matrimonio, anzi, proprio nel matrimonio ha trovato un significato più profondo e chiaro. Siamo nel marzo del 1990, Franco si laurea e la sera stessa chiede a Giovanna di pensare al matrimonio.

Il 18 giugno del 1992, in un pomeriggio piovoso ma con il cuore gonfio di felicità, Giovanna e Franco iniziano il loro cammino da sposi. Il primo desiderio è quello di avere una famiglia numerosa, è il sogno ad occhi aperti delle loro passeggiate da fidanzati. Ma una nuova vita tarda ad affacciarsi. Paradossalmente aumentano i colloqui per la vita. Erano chiamati a parlare della bellezza della vita a donne che per mille motivi, in quel momento, si rifiutavano di accoglierla e, nello stesso tempo, loro sentivano il grande desiderio di avere un figlio. “Sono stati anni molto dolorosi, che ci hanno scavato dentro” ricorda Giovanna “anni che ci hanno condotti ad una diagnosi di infertilità”. La prima reazione è terribile. Franco si ribella, è consapevole che per Giovanna, che amava tanto i bambini, sarebbe stata una grande sofferenza. Ma nel dolore accettano questa condizione e cercano di capire qual è la strada da percorrere. Passano gli anni, arriviamo al 1994, il fratello di Giovanna, che è medico, consiglia loro di recarsi all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Lì il primario di ginecologia, un diacono con un’esperienza familiare molto dolorosa e figlio spirituale di padre Pio, applica a Giovanna un tubetto d’argento al collo dell’utero. Una pratica che non ha nessun riscontro medico ma è molto antica. Era maggio. Ad agosto Franco e Giovanna depositano la domanda di adozione.

A dicembre, prima di partire per un ritiro spirituale, si accorgono di essere in attesa. È il miracolo tanto desiderato. Maria Pia nasce il 3 agosto 1996. Una gioia grande, offuscata subito da una terribile notizia: la mamma di Giovanna scopre di essere malata di cancro. Di lì a qualche anno muore. Un dolore grandissimo rischiarato dal dono della fede. Intanto il desiderio di avere una famiglia numerosa aumenta e la domanda di adozione è ormai scaduta. Così pensano di rinnovarla nonostante l’iter lunghissimo che accompagna questa procedura. Nel luglio del 2005 in una casa di accoglienza di una paese vicino, che Giovanna e Franco frequentavano, arriva un frugoletto di pochi mesi, una bambina, Matilde (nome di fantasia), affetta da spina bifida. “Inizia per noi un tempo molto particolare. Tutte le sere andavamo a messa presso questa casa di accoglienza dedicata a Maria, Madre della vita per vedere Matilde e aiutare i responsabili della casa. Sapevamo che Matilde, che era in attesa di adozione, era stata rifiutata già da dodici coppie” ricorda Franco “sicuramente non era facile prendersi cura di una bambina con la sua malattia”. Poi improvvisamente una svolta inaspettata. “Quando Matilde aveva nove mesi” aggiunge Giovanna “siamo stati convocati dal giudice del Tribunale di Salerno che ci ha proposto proprio l’adozione della bambina”. Hanno accettato. Il 7 aprile del 2006 fiocchi rosa e grande gioia per l’entrata in famiglia di questa meravigliosa bambina. Giovanna si commuove mentre mi parla di questa figlia speciale: “Prendersi cura di Matilde non è semplice. Necessita di cure e attenzioni costanti e di viaggi periodici al Gaslini di Genova. In questi anni ha subìto diversi interventi. Ha cominciato a camminare a 3 anni e mezzo ma scoppia dalla voglia di vivere, ha un sorriso contagioso. Ha portato nella nostra famiglia tanta luce. Con lei è iniziato un cammino nuovo che ci ha condotti ad essere responsabili di una casa famiglia”. L’amore accolto e donato genera altro amore e altro desiderio di accoglienza, allarga il cuore e spalanca finestre che si pensavano chiuse per sempre. È la fede che genera miracoli.




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