storie

Fratelli nella vita, fratelli in Cristo

di Suor Luigina Casalini

Padre Daniele e suor Elisabetta sono due fratelli, entrambi membri dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Una vocazione nata in seno alla famiglia. Una particolare grazia per la famiglia Marzotto. Li abbiamo incontrati.

Quando hai iniziato a capire che Dio ti stava chiamando a donarti completamente a Lui?

Padre Daniele 
Dio ha potuto farsi sentire nel mio cuore quando ho cominciato a fargli un po’ di spazio. Ho iniziato a camminare da vero cristiano e da qui, man mano, è nato in me il desiderio di salvaguardare quella felicità che Dio mi aveva messo dentro. Allora ho chiesto insistentemente nella preghiera, quale era il Suo Disegno su di me; compresolo ho cercato, e cerco tutt’ora, di corrispondere nel miglior modo possibile.

Suor Elisabetta 
Verso i vent’anni ho avuto modo di fare l’esperienza forte della Giornata Mondiale della Gioventù a Roma dal 15 al 20 agosto del 2000. Avevo deciso di partecipare non proprio di mia spontanea volontà ma, fin dal primo giorno, tutto fu per me straordinario. In particolare mi rimasero impresse alcune frasi del discorso che Giovanni Paolo II rivolse a noi giovani nella veglia del 19 agosto: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale”: era quello che ci voleva in quel momento per iniziare a dare risposta a tante domande che mi frullavano per la testa.

Che ruolo ha avuto la tua famiglia in questo cammino?

Padre Daniele 
Solo ora comprendo quanto è importante nascere e crescere in una famiglia cristiana, in una famiglia dove Dio è anche Egli familiare, Uno con il quale si parla tutti i giorni. Solo ora comprendo quale grande dono Dio mi abbia fatto donandomi due genitori autenticamente cristiani. È grazie a loro che Dio ha potuto raggiungermi e parlare al mio cuore. Se fosse dipeso solo da me, molto probabilmente non sarei quello che sono oggi.

Suor Elisabetta 
A casa nostra, la mattina, appena alzati, recitavamo insieme le preghiere: ricordo che fra le altre, si diceva un Ave Maria affinchè il Signore concedesse alla Chiesa tante vocazioni. Quando stavamo per entrare in convento un giorno, scherzando, dissi ai miei: “Avete pregato così tanto per le vocazioni che il Signore vi ha preso in parola e ne ha suscitate due proprio nella vostra famiglia”.

Hai mai avuto paura del per sempre, del tuo sì definitivo a Dio?

Padre Daniele 
Sono certo che quando Dio chiede qualcosa, dà sempre la grazia e la forza di corrispondere, non solo per un po’ di tempo ma per sempre. Ovviamente dipende da noi il permettere di aiutarci, sta a noi dargli la mano e lasciarci condurre, anche per sentieri difficili; consapevoli che solo con Lui si può perseverare, consapevoli che appena ci si stacca da Lui siamo incapaci di perseverare in quella fedeltà che avevamo promesso.

Suor Elisabetta 
Se avessi dovuto realizzare da sola questo progetto di vita, credo che non avrei detto di “sì”, né per un giorno, né per un mese, né per un anno, tanto meno per sempre. Ma Dio, chiamandomi a questa vita, si è impegnato a starmi vicino ed a fornirmi tutte le grazie necessarie per viverla fino in fondo. Mi è sempre piaciuto vedere i voti di castità, povertà e obbedienza, come il modo per dirGli: “Io voglio seguirti, Signore, ma senza di Te, non posso far nulla: dammi Tu l’Amore e la grazia per volerlo sempre”, perché i voti si pronunciano per sempre nel giorno della professione, ma quel sì va rinnovato in ogni istante della propria vita.

È cambiato il rapporto tra voi due e con la vostra famiglia dopo l’ingresso nella vita religiosa?

Padre Daniele 
Sono convinto che la vocazione di mia sorella sia un grande dono anche per me, perché di certo lei mi accompagna con la preghiera e mi sprona con il suo esempio a camminare con sempre più fervore su questa strada dove Dio mi ha chiamato. Il grazie ai miei genitori è la mia vita vissuta nella volontà di Dio, ricordando loro, mia sorella e il resto della mia famiglia, sempre nella preghiera e nella S. Messa; la ricompensa più grande la riceveranno direttamente da Dio.

Suor Elisabetta 
Sono sicura che padre Daniele quando celebra la S. Messa, in quel calice che offre al Signore mette anche la sua famiglia. Penso allora di aver ricevuto una delle grazie più grandi nell’avere un fratello sacerdote, perché senti che Dio non ti ha separato da quelli di casa tua ma anzi ha creato un legame ancora più forte e benedetto da Lui. Allora non puoi far altro che dirgli il tuo grazie sincero.




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