Papa Leone chiede di pregare il rosario ogni giorno per la pace

Deve essere incessante, per Papa Leone XIV, la richiesta della pace nella preghiera. E così ha invitato tutti coloro che vorranno a partecipare al rosario in piazza San Pietro sabato 11 ottobre, dalle ore 18. ha annunciato l’iniziativa durante l’udienza generale di stamattina, 24 settembre. L’idea è quella di ritrovarsi “insieme in piazza San Pietro nella veglia del Giubileo della Spiritualità mariana”.

Ottobre è un mese mariano e il papa ha raccomandato a tutti i fedeli cattolici di proseguire, personalmente, nelle proprie famiglie, nelle comunità con la preghiera del rosario, al fine di ottenere la pace.

Per l’occasione dell’evento giubilare, sabato 11 ottobre, sarà presente in piazza san Pietro – proprio durante la veglia di preghiera per la pace – anche la statua originale della Madonna di Fatima, quella che, nel maggio del 1917, apparve ai pastorelli invitandoli a recitare il rosario tutti i giorni, proprio per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra.

Durante l’udienza, il papa ha poi proseguito il suo ciclo di catechesi sul Mistero Pasquale. Il Sabato Santo è il giorno in cui tutto sembra “immobile e silenzioso”, mentre, in realtà, “si compie un’invisibile azione di salvezza: Cristo scende nel regno degli inferi per portare l’annuncio della Risurrezione a tutti coloro che erano nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

Ha fatto notare il papa che “Gli inferi, nella concezione biblica, sono non tanto un luogo, quanto una condizione esistenziale: quella condizione in cui la vita è depotenziata e regnano il dolore, la solitudine, la colpa e la separazione da Dio e dagli altri. Cristo ci raggiunge anche in questo abisso, varcando le porte di questo regno di tenebra”.

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“Gesù, reso vivo nello Spirito Santo, – come testimonierà l’apostolo Pietro – andò a portare l’annuncio di salvezza ‘anche alle anime prigioniere’ (1Pt 3,19)”. “Secondo questa tradizione, il Figlio di Dio si è addentrato nelle tenebre più fitte per raggiungere anche l’ultimo dei suoi fratelli e sorelle, per portare anche laggiù la sua luce. In questo gesto ci sono tutta la forza e la tenerezza dell’annuncio pasquale: la morte non è mai l’ultima parola”.

E oggi? Cosa ha da dirci questo?

“Carissimi – ha spiegato il papa – questa discesa di Cristo non riguarda solo il passato, ma tocca la vita di ciascuno di noi. Gli inferi non sono solo la condizione di chi è morto, ma anche di chi vive la morte a causa del male e del peccato. È anche l’inferno quotidiano della solitudine, della vergogna, dell’abbandono, della fatica di vivere. Cristo entra in tutte queste realtà oscure per testimoniarci l’amore del Padre. Non per giudicare, ma per liberare. Non per colpevolizzare, ma per salvare. Lo fa senza clamore, in punta di piedi, come chi entra in una stanza d’ospedale per offrire conforto e aiuto”.




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