“La cura è la risposta, non il suicidio”: il Vescovo di Portsmouth sul fine vita
Foto derivatada: Stella Maris UK, Public domain, via Wikimedia Commons
In Inghilterra, come in Italia, è in corso il procedimento per l’approvazione di una legge che permetta e supporti il suicidio assistito. Il Terminally Ill Adults (End of Life) Bill (Progetto di legge sugli adulti terminali – fine vita), presentato dalla deputata laburista Kim Leadbeater nell’ottobre 2024, è alla Camera dei Lord.
Il sostegno principale arriva da gruppi come Dignity in Dying e My Death My Decision, che promuovono il concetto di “scelta” e “autonomia” alla fine della vita. Tra campagne mediatiche con casi limite, uso distorto dei termini ed eufemismi, pressioni pubbliche, il Terminally Ill Adults Bill è arrivato dove nessuno degli altri progetti di legge su suicidio assistito ed eutanasia era arrivato. Nel novembre 2024 la Camera dei Comuni vota e la legge passa con una maggioranza sorprendente (330 voti favorevoli contro 275). È la prima volta che un ramo del Parlamento britannico approva il principio del suicidio assistito.
Arriva alla Camera dei Lord, che tra settembre e dicembre 2025 ne inizia l’esame. Attualmente il percorso legislativo è in una fase cruciale e molto avanzata: il 9 gennaio scorso sono ripresi i lavori nella Camera dei Lord con l’esame dettagliato, riga per riga, del disegno di legge in fase di commissione. Al momento sono stati presentati oltre 1.000 emendamenti dai Lord contrari alla legge, che si spera possano fermare questa deriva.
I sostenitori della legge sperano di completare i passaggi alla Camera dei Lord e superare l’eventuale scambio di emendamenti tra le due Camere entro la fine della sessione parlamentare attuale (primavera/estate 2026). Se non venisse approvata entro la fine della sessione, la legge potrebbe “decadere” e l’iter dovrebbe ricominciare da capo.
È stata cruciale nella “battaglia” per la vita e per i diritti umani la voce di un Vescovo, S.E. Mons. Philip Egan, Vescovo della Diocesi di Portsmouth. In una lettera pastorale rivolta ai fedeli e ai sacerdoti della Diocesi di Portsmouth, il Vescovo ha lanciato un appassionato appello all’azione, esortando i cattolici e tutte le persone di buona volontà a opporsi al suicidio assistito prima che sia troppo tardi. La lettera, letta nelle parrocchie della diocesi di Portsmouth il 26 e 27 ottobre 2024, è senz’altro attuale e valida oggi per tutti.
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Il Vescovo Egan offre quelle che definisce quattro ragioni evidenti, basate sul buon senso, e altre due ragioni che spiegano perché la Chiesa insegna che il suicidio assistito e l’eutanasia siano profondamente sbagliati.
Già l’incipit della Lettera è chiaro: “non uccidere”.
“Il nostro Paese si trova di fronte a una scelta letale. Mi riferisco al disegno di legge presentato al Parlamento per legalizzare quello che chiamano ‘morte assistita’. Io preferisco chiamarlo con il suo vero nome: suicidio assistito – aiutare qualcuno a uccidersi”, inizia Mons. Egan, senza mezzi termini.
“‘Non uccidere’ – spiega il Vescovo – è un principio istintivo scritto nel cuore di ogni essere umano. Esso costituisce la base delle leggi che governano ogni società civile sulla Terra. È l’insegnamento di tutte le principali religioni ed è fondamentale per la moralità cristiana e la dottrina sociale cattolica. Eppure, oggi gruppi di pressione come Exit International vogliono cambiare questa legge naturale per consentire l’uccisione in determinate circostanze. Stanno conducendo un’intensa campagna mediatica, mettendo in luce casi tristi e difficili e facendo leva sulle emozioni”.
È interessante sapere che la prima proposta di legge per l’eutanasia volontaria fu fatta nel 1931 dal dott. C. Killick Millard, della società eugenetica, che la proponeva per gli “invalidi incurabili”. Non ebbe successo, ma nel 1935 il dott. Millard fondò la Voluntary Euthanasia Society, che successivamente cambiò il nome in EXIT e ora si chiama Dignity in Dying.
“Se cediamo a questo e permettiamo l’uccisione – continua il Vescovo di Portsmouth – varcheremo una linea dalla quale non si torna indietro. Come per l’uso di armi nucleari: una volta schierate, è troppo tardi. C’è solo l’escalation”.
Sono quattro le “ragioni evidenti (basate sul buon senso) per cui il suicidio assistito e l’eutanasia sono sbagliati”, secondo il prelato: pressione intollerabile sui più vulnerabili; indebolimento delle cure palliative; una richiesta immorale al personale medico; criteri di ammissibilità sempre più ampi (in Canada, ad esempio, il 5% dei decessi avviene ormai tramite iniezione letale).
Mons. Egan aggiunge anche “due ulteriori ragioni” per i cattolici che spiegano perché “queste pratiche siano gravemente peccaminose”: “Il suicidio è contro la legge d’amore di Dio: la vita è un dono di Dio e non spetta a noi disporne. Il suicidio rompe ingiustamente i legami di solidarietà con la famiglia e la società; il suicidio per consenso deliberato è peccato: quando il suicidio viene compiuto con piena consapevolezza e deliberato consenso, come nel caso assistito, è chiaramente un peccato mortale. Allo stesso modo, assistere qualcuno nel togliersi la vita è un peccato mortale. Come sarebbe possibile offrire a queste persone gli ultimi sacramenti?”.
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Peccato mortale, cioè qualcosa che causa la “morte ontica” (morale, interiore) dell’uomo che lo pratica. Il peccato semplicemente fa male all’uomo e alla donna, li fa vivere male, peggiora la qualità della vita, distrugge ogni persona che incontra. Il Vescovo di Portsmouth ha il coraggio di parlarne a questa società pagana e secolarizzata che inneggia alla cultura della morte.
Come rispondere alla sofferenza, quella drammatica, straziante, insopportabile? Mons. Egan propone l’alternativa al suicidio assistito e all’eutanasia: “La cura è la risposta, non il suicidio”.
“I sostenitori – spiega – sostengono che le persone dovrebbero avere il diritto di decidere come morire per evitare il dolore. Tuttavia, la medicina moderna permette che nessuno debba morire senza dignità. La Gran Bretagna è leader nelle cure palliative, con farmaci in grado di gestire il dolore fino alla fine. La cura è la vera risposta; essa mostra vero amore per i malati terminali, riconoscendo il loro valore eterno”.
Infine, il Vescovo lancia “un appello ad agire e mobilitarsi” attraverso la preghiera, la correzione (“Correggete chi usa l’espressione ambigua ‘morte assistita’: chiamatelo suicidio assistito”), lo scrivere ai parlamentari affinché “votino contro questa sinistra proposta”.
Conclude così, pieno di zelo, Mons. Philip Egan, con questo invito che è valido oggi per tutti noi: “Permettere l’uccisione è sbagliato. Significherebbe capitolare proprio davanti a quell’ideologia che questo Paese ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale. Vi chiedo di partecipare alla Messa, di digiunare e di offrire ogni giorno una decina del Rosario per la grazia di Dio e per il rigetto di questo disegno di legge”.
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2 risposte su ““La cura è la risposta, non il suicidio”: il Vescovo di Portsmouth sul fine vita”
Veramente bravo, concreto, preciso e coraggioso il vescovo Philip Egan. I laici cattolici hanno bisogno di questi concetti e parole per aiutare i politici che dovranno votare. La preghiera che chiede il Vescovo Philip è importante.
Grazie Gabriele!