FECONDAZIONE ASSISTITA

La fecondazione assistita: quando non si riconosce dignità all’embrione

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(Foto: © Monkey Business Images - Shutterstock.com)

La procreazione medicalmente assistita è sempre più diffusa in Italia, con migliaia di nascite ogni anno, ma coinvolge donne mediamente più adulte rispetto alla media europea. L’aumento dell’età riduce le probabilità di successo e spesso porta al ricorso a ovociti donati, soprattutto quando la fertilità naturale è già compromessa. Nonostante l’alto numero di cicli avviati, le percentuali di gravidanze e di nascite restano relativamente basse. I trattamenti comportano un forte impatto fisico e psicologico, oltre a rischi medici come l’iperstimolazione ovarica. Emergono criticità legate alla produzione e gestione di ovociti ed embrioni, molti dei quali vengono scartati o congelati. Dal punto di vista etico, ribadiamo la dignità dell’embrione fin dal concepimento, secondo la visione della Chiesa cattolica

La procreazione medicalmente assistita (PMA), cioè la fecondazione artificiale, sta diventando una componente rilevante del percorso verso la genitorialità. La recente Relazione al Parlamento dice che nel 2023 sono nati 17.235 bambini con queste tecniche.

Le donne che si avvalgono di queste tecniche, e che iniziano un ciclo con ovociti propri, in Italia hanno un’età media, di 36,7 anni, più alta rispetto alla media europea, che è di circa 35 anni.

Questa differenza, apparentemente contenuta, incide in modo significativo sulle probabilità di successo. In molti casi l’infertilità non dipende da patologie specifiche ma semplicemente dall’avanzare dell’età, che riduce la “qualità” degli ovociti. Quando invece si utilizzano ovociti donati, l’età media delle pazienti arriva a 41,8 anni, segnale di percorsi intrapresi spesso quando la fertilità naturale è già fortemente ridotta. Per molte donne questa diventa l’unica possibilità concreta di gravidanza.

A che prezzo?

Guardando a tutte le tecniche (inseminazione intrauterina, tecniche a fresco, scongelamento di embrioni e ovociti, donazione di gameti maschili e femminili) vediamo che nel 2023 sono state trattate 89.870 coppie: 112.804 i cicli iniziati, ciascuno dei quali comporta stress fisico e psicologico generalmente tanto più alto quanto più è invasiva la tecnica. Molto basse le percentuali di gravidanze ottenute in rapporto ai cicli (21,2%) e ancora più basse le percentuali di parti (14,5%). In alcuni casi si è trattato di parti gemellari, che abbassa ulteriormente la percentuale di coppie che hanno avuto il “figlio in braccio”. In termini assoluti, i nati vivi sono stati 17.235, pari al 4,5% dei nati dalla popolazione generale nello stesso anno.

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Tra i vari (e gravi) problemi legati alla pratica della fecondazione artificiale c’è lo «spreco di ovociti che vengono prelevati in sovrannumero dalle ovaie delle donne mediante iperstimolazione ormonale, con possibili conseguenze negative per la salute delle stesse donne (nel 2023 sono stati sospesi il 12,7% dei cicli iniziati per il rischio della sindrome da iperstimolazione ovarica, OHSS)». Poi il prezzo altissimo del sacrificio di migliaia e migliaia di embrioni: quelli scartati non appena prodotti perché ritenuti “non trasferibili” nell’utero materno e quelli che vengono congelati.

Il Magistero della Chiesa cattolica ripete da sempre che l’embrione umano gode di una sua dignità. Nell’esprimere il criterio etico fondamentale riguardo a ogni intervento sugli embrioni, l’istruzione Donum Vitae (1987) chiarisce: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

Eppure, da quando il piccolo embrione umano e poi il feto umano – fino ai 3 mesi in grembo – venne considerato meno importante della donna (dalla Corte Costituzionale nel 1975) tutto è stato sperimentato su di lui. Fino a produrlo in laboratorio, congelarlo, scongelarlo, scartarlo, sacrificarlo e anche sopprimerlo.




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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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