Genitori “orfani” dei figli: lo Spirito Santo vuole consolarvi!

Qualche settimana fa siamo rimasti addolorati di fronte alla decisione di una madre che, dopo aver perso il suo unico figlio, ha scelto il suicidio assistito. Senza giudizio nei suoi confronti, abbiamo sentito il desiderio di incoraggiare altre madri che si trovano nella disperazione di una perdita simile, proponendo la vicenda di Adrianna, mamma di Michele, che non ha mai pensato al suicidio perché aveva il dono della fede. Tanti genitori, però, la fede non ce l’hanno: quel lutto arriva all’improvviso, spazza via tutto, e sembra che la vita non valga più. Oggi, una storia per dirvi che lo Spirito Santo può raggiungervi anche lì!

Adrianna, di cui abbiamo parlato alcuni giorni fa, ha dovuto salutare il suo unico figlio, strappato alla vita da un tumore al cervello. Eppure, ci ha confidato di non aver mai pensato di farla finita. Per lei e suo marito Davide è stato fondamentale il dono della fede. Poco prima che il figlio si ammalasse, avevano avvertito una chiamata particolare: dare vita a un apostolato dedicato al lutto. Più che un progetto nato a tavolino, era stata un’intuizione maturata nel cuore. Così avevano iniziato a costruire questo ministero e, secondo un misterioso disegno, furono proprio loro i primi ad averne bisogno. Oggi non solo non pensano al suicidio, ma donano la propria vita a chiunque possono, in onore di quel figlio che “li aspetta in cielo”. Sono responsabili di un’associazione (“Io sempre bene”, che porta il nome di una frase di Michele) e volontari presso il Gaslini di Genova, per alleviare le sofferenze di altre famiglie.

Eppure il senso di sopraffazione provocato dal dolore spinge tanti genitori – soprattutto coloro che avevano fatto dei figli la ragione principale della propria esistenza – a non voler più vivere. Improvvisamente si ritrovano senza di loro e ogni cosa sembra perdere valore.

Ricordo la testimonianza fortissima di una mamma che aveva perso la sua primogenita in un incidente stradale. Nei giorni più bui pregava così: “Signore, o mi aiuti o mi ammazzo!”. Crediamo che una preghiera tanto cruda non debba essere censurata, perché davanti a Dio si può portare tutto. Si può confessare che, in certi momenti, la vita sembra finita. Ci si può persino arrabbiare con Lui. Come suggeriva Papa Francesco, l’importante è non interrompere il dialogo e lasciare che Dio possa ancora raggiungerci con la sua parola e la sua presenza. Soprattutto quando nessuna consolazione umana sembra più possibile.

E il Signore, infatti, si è chinato su quella donna e l’ha soccorsa. Era questo il cuore della sua testimonianza. Diversamente da Adrianna e Davide, che avevano già intrapreso un cammino di fede, questa mamma viveva una fede tiepida: Dio non occupava un posto centrale nella sua vita. Tutto scorreva serenamente – una casa, un lavoro, due figlie che erano la luce dei suoi occhi – finché, in una notte qualunque, tutto è precipitato. È stata catapultata nell’abisso, e le è sembrato che il suo cuore smettesse di battere insieme a quello della figlia.

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Da allora le giornate hanno assunto un ritmo diverso, un sapore estraneo. Ogni cosa sembrava svuotata di significato. Il dolore era assordante, e quella figlia perduta era insostituibile. Non riusciva a trovare dentro di sé la forza per rialzarsi. Eppure, quella preghiera sincera, ha commosso il cuore di Dio e la luce è arrivata nel buio più fitto.

Tante, tantissime mamme e anche, certamente, dei papà stanno pensando, oggi, che la loro vita senza la figlia o il figlio perduti non valga più nulla.

Per chi sta attraversando la fase più profonda del lutto, vogliamo consigliare la lettura di una testimonianza intensa contenuta nel libro La ferita del lutto, di Maria Letizia Tomassoni, mamma “orfana” di una figlia. Si tratta della madre della Serva di Dio Marianna Boccolini. Il volume raccoglie anche il contributo di padre Massimo Reschiglian OFM, sacerdote e guida spirituale che l’ha accompagnata nel suo cammino. Il libro aiuta ad attraversare il lutto: sembrerà al lettore di essere preso per mano esattamente lì dove si trova impantanato. 

Il dolore e la perdita sono realtà terribili: non si può edulcorare un’esperienza così atroce. Perdere un figlio è devastante. Eppure esiste una possibilità, gridare al Cielo: “Io muoio dentro. Dio, aiutami”. E lasciare che Qualcuno venga incontro al nostro pianto. 

Non dobbiamo comandare al dolore di sparire, va attraversato. Però, lasciamoci amare. 

Non dobbiamo elemosinare nulla, ma permettiamo a qualcuno di aiutarci a riemergere, piano piano.

“No, nessuno potrà mai consolarmi, nessuno mi aiuterà mai davvero”: è facile pensarlo. Eppure Dio ci ha promesso lo Spirito Consolatore e tanti genitori, come Maria Letizia, testimoniano che la sua azione è efficace. Forse non conoscete ancora Dio, ma Lui conosce voi. Lasciategli solo uno spiraglio e vedrete che può davvero fare nuove tutte le cose!

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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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