Famiglia missionaria: “Abbiamo detto sì a Gesù, senza avere sicurezze economiche”
Continuiamo la conversazione iniziata con Riccardo e Giulia, due sposi missionari che ci hanno raccontato la loro scelta di vivere come famiglia al completo servizio di una comunità, diventando una famiglia missionaria a Km0. Oggi ci raccontano cosa significa conciliare il loro essere genitori (di cinque, figli, con il sesto in arrivo!) con il servizio, come vivono il sacramento del matrimonio e quali frutti hanno potuto gustare nel loro percorso.
Riccardo e Giulia, essere famiglia, genitori, ed essere missionari per la comunità. Come si concilia tutto?
In effetti, soprattutto in questo ultimo trasloco, abbiamo chiesto ai nostri figli un bello sforzo, perché per loro era l’ennesimo cambiamento, ma siamo convinti di offrire anche a loro qualcosa di prezioso nello stile di vita che conduciamo oggi: una vita comunitaria in cui proviamo, con tutti i nostri limiti, a mettere Gesù al centro.
Quello che abbiamo sperimentato in questi anni è che i figli non sono affatto un limite, ma un’occasione preziosa di incontro con tante famiglie, soprattutto con chi è più ai margini della comunità parrocchiale. Dal parchetto all’asilo, dalla scuola elementare al campo di basket, ci hanno permesso di incontrare davvero tante famiglie, con cui sono nati rapporti di vera amicizia, con alcune di vera amicizia in Gesù. Qualcosa di molto profondo e vero, fatto anche di collaborazione (“tu mi offri il servizio nel fare il catechista, io ti aiuto nel dare un passaggio a tuo figlio…”) ma che diventa sostegno ed esempio reciproco di vita cristiana.
Certo, bisogna fare delle scelte e darsi delle priorità, ma anche questo ci sembra qualcosa di molto educativo, in un’epoca in cui è così difficile prendere decisioni netta che implichino una rinuncia a qualcosa…
Il sacramento del matrimonio rende tutti gli sposi in Cristo “missionari”, ma come capire la missione specifica che Dio dà a ciascuna coppia?
Non siamo grandi maestri nel discernimento, e crediamo che più che le nostre scelte azzeccate sia stata la Grazia del Signore a ripescarci sempre e ad aprire nuove opportunità anche dai nostri errori. Ma ci sembra di aver imparato che per capire qual è la propria missione specifica c’è da tenere insieme due tensioni opposte o complementari. Da un lato, quello che ho nel cuore: c’è un DNA, un qualcosa che fa parte di me e di te, del nostro esserci incontrati e amati, un carattere specifico della nostra coppia, un nostro modo di donarci. Dall’altra parte, una necessità che viene da fuori, dall’altro, che magari ti scomoda e ti chiede di andare oltre quel tuo DNA, di fare un passo in più anche dove non ti sentiresti capace o dove il terreno sotto i piedi non è così sicuro.
Queste due tensioni, se tenute insieme e messe nelle mani del Signore possono portare a vivere una vita bellissima e sempre nuova, pur nella fedeltà alla propria chiamata originaria.
Oltre a questo, o forse prima, ci sono le persone: amici (sono preziosissimi quelli scomodi: che sanno farti le osservazioni schiette, che non ti lasciano nel guscio della tua comfort zone), compagni di viaggio, comunità, guida spirituale… il cammino non si fa mai da soli!
È dando che si riceve, dice san Francesco. Avete aneddoti da raccontarci in cui questo è stato vero per voi?
Questa è la parte più bella della storia. È proprio vero e l’abbiamo sperimentato molte volte e in campi molto diversi: da quando ci siamo sposati (22 e 26 anni) mettendo al centro del nostro matrimonio il desiderio di un “sì” a Gesù e non le sicurezze economiche, e non ci è mai mancato nulla. Tornando dal Perù abbiamo sperimentato la parte più concreta della Provvidenza. Siamo tornati in Italia senza avere un lavoro o una macchina, eppure non ci è mancato nulla. Tanti amici ci hanno sostenuto e aiutato a rimetterci in pista.
Ora sperimentiamo soprattutto la ricchezza delle relazioni. Il nostro donarci mettendoci al servizio in tanti aspetti della pastorale famigliare e giovanile, che a volte è un costo in energie, tempo, ore di sonno… ci regala tantissimo in incontri e nutrimento per il nostro personale cammino di fede. E questa è la cosa più preziosa. Una delle cose più belle è vedere i nostri figli che crescono e che scelgono come madrine e padrini di cresima i ragazzi per cui noi ci spendiamo, a cui dedichiamo tanto tempo, e che girano per casa nostra portando i loro dubbi, fatiche, ma anche tanta ricchezza!
In generale, ciò che riceviamo è la gioia di vivere: è vero, gli impegni e le corse sono tanti, forse anche troppi, ma la profondità di significato di Quello a cui “corriamo dietro” ci riempie il cuore, ci dà l’energia e il gusto di alzarci ogni mattina con voglia e di coricarci alla sera pieni di gratitudine per quel che ci è dato di vivere.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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Chi ha avuto, come me, un famigliare in un Hospice sa di cosa si parla. Gli Hospice accompagnano con dignità…
Non sono d'accordo con i vescovi della Campania.
Non sono sullo stesso piano chi deve nascere e chi è già nato. ....“La vita è tutta intera“: la stessa…