Dentro “Mani di Ishà”. La testimonianza di Agnese: moglie, mamma, artista

Di Giada Moneti (@nesentilavoce)

C’è chi già la conosce con il nome “Mani di Ishà”. Per qualcuno è semplicemente Agnese.  Ma la storia che la riguarda parte da lontano, da un discernimento che l’ha portata a lasciare un contratto a tempo indeterminato per seguire, fino in fondo, ciò a cui il Signore la chiamava. Ne parliamo con lei, una voce autentica e bella di una Chiesa creativa e in cammino. Una moglie, una mamma, che mette la sua creatività al servizio del Vangelo.

Le presentazioni, innanzitutto!  

Mi chiamo Agnese Cardinali, ho 33 anni e vivo a Terni. Ho vissuto infanzia e adolescenza nello scoutismo, poi, dopo anni di allontanamento dalla Chiesa, tanti danni e ferite, una nostalgia profonda mi ha riportato al Padre e nella gioventù francescana dove nel 2014 ho conosciuto Daniele. Dopo un fidanzamento burrascoso, fatto di fughe e paure, ho capito che la mia vocazione era camminare accanto a lui. Il Signore ci ha voluti sposi dal 2018 e con lui ho accolto cinque splendidi doni: tre qui con noi e due che ci attendono già in cielo. Ho studiato e lavorato come infermiera per nove anni ma, dopo quattro anni intensi di discernimento, da inizio 2026 posso direi di essere “solamente” mente e mani dietro il nome “Mani di Ishà”, un progetto di arte ed evangelizzazione che unisce la bellezza alla Parola. Un progetto che ho deciso di lasciare “aperto”: non sono solo io che propongo qualcosa, ma accolgo sempre più numerose commissioni che studio appositamente con chi mi contatta, perché sia un lavoro unico che parli a lui/lei, che non sia standard perché nessuno ha un rapporto standard con il Padre. Per non parlare delle cerimonie! Oh… adoro lavorare ai Sacramenti perché parlano proprio del nostro cammino di fede e rapporto con Lui. 

Com’è nato “Mani di Ishà”? E come hai scelto questo nome? 

Il nome “Mani di Ishà” può sembrare molto misterioso ma posso assicurare che non lo è. “Mani” semplicemente perché tutto ciò propongo è realizzato a mano, con cura e pazienza, senza lasciare nulla al caso. “Ishà” invece è il termine utilizzato nell’Antico Testamento quando al momento della creazione viene distinto l’uomo in maschile e femminile per indicare, appunto, il femminile. In questo caso l’ho utilizzato come espressione di un desiderio: infatti indica la donna così come Dio l’ha pensata. Prima di qualsiasi peccato originale ma puramente come era già nel cuore di Dio. È quindi un cammino per essere esattamente così come sono stata desiderata dal principio. Ci riesco? Assolutamente no. Non ci riuscirò mai… ma volevo che questo nome risuonasse sempre nel mio operato principalmente come promemoria per me stessa. 

Com’è cambiata la tua relazione con Dio, prima e dopo “Mani di Ishà”? 

Mani di Ishà nasce, come dicevo, quattro anni fa. Devo dire che la mia relazione con Dio è cambiata principalmente per una crescita personale data dal tempo, esperienze, preghiera… ma sicuramente Mani di Ishà ha giocato un ruolo molto importante: anche nelle “giornate no”, anche nella tentazione di allontanarmi da Lui magari stanca e ferita, le persone che mi contattano per una commissione sono per me Suoi strumenti preziosi perché mi portano nuovamente sulla Parola, mi “costringono” a tornare in dialogo con Lui. La cosa incredibile è che quasi sempre mi trovo a parlare di brani, versetti, parole che sono cari a chi mi richiede il lavoro ma che sono esattamente quelli di cui ho bisogno in quel momento io! Credo davvero che il Signore mi abbia guidata su questa strada per insegnarmi ad essere salda in Lui senza lasciarmi trasportare dalle altalene emotive su cui la vita ci spinge. 

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Quale consiglio daresti a chi ha paura di mettere i suoi doni e talenti a servizio degli altri? E da dove iniziare? 

A chi ha paura o dubbi su dove il Signore gli chiede di far fruttare i propri talenti direi una frase della Serva di Dio Chiara Corbella: “Il Signore mette la verità dentro ognuno di noi, e non c’è possibilità di fraintenderla”. Bisogna ascoltare e non farsi prendere dal nostro desiderio di capire tutto subito, ma non per questo rimanere fermi. Il Signore indica i passi da fare e rende i tempi giusti al momento giusto. Sono sicura al 100% della scelta che ho fatto di lasciare un bel contratto indeterminato sapendo di avere delle responsabilità anche verso la mia famiglia? No. Forse non sarò mai sicura al 100%, ma il Signore ha fatto maturare i tempi come un frutto che ha preso il suo colore più bello, ha posto accanto a me un uomo che ha affrontato questo discernimento con me e ha riscontrato i miei stessi segni (tanto per essere sicura di non essermi inventata tutto) e soprattutto abbiamo maturato la profonda, radicata certezza che non ci ha mai lasciati soli in questo percorso (dico “ci” perché è indubbiamente una scelta che stravolge anche assetti familiari). E se non ci ha mai lasciati soli finora, come possiamo pensare che lo farà poi?! Quindi direi di non correre e di non andare troppo piano. Il ritmo del cammino lo detta il Signore… e quanti splendidi frutti per la nostra vita! 

Dove iniziare? 

Direi lì dove sei con gli strumenti che hai. Non ci viene chiesto nulla più che essere nella nostra quotidianità.  

Cosa ti sorprende ancora oggi del tuo lavoro? E cosa, invece, cambieresti? 

Questo lavoro è continuo stupore: prima di tutto per le storie che incontro. Mi vengono affidate storie che sono dietro una commissione, situazioni difficili o di gioia, persone che si amano o che devono salutarsi. Mi stupisco sempre di quante vite incrocio su questo cammino. Secondo motivo di stupore è senza dubbio la puntualità delle Parole. Non ne arriva mai una casuale sulla mia scrivania, ma sempre una su cui riflettere, che non conoscevo o che avevo bisogno di riscoprire: molto molto spesso puntuale per la mia vita in quel momento. Ultimo ma non per importanza, lo stupore nel ricevere messaggi da chi ha ricevuto un mio lavoro, che mi ringrazia, che mi testimonia quanto nella quotidianità avere sotto gli occhi il lavoro che ho realizzato sia di aiuto, conforto, incoraggiamento… mio marito continua a sostenere che sminuisco il mio lavoro: queste testimonianze che tornano indietro sono davvero una luce e una conferma.  

Cosa cambierei… non so. Forse vorrei solo avere più tempo per formarmi, studiare, sperimentare. Ma sono felice di ciò che ho! 

Guardando al futuro, cosa sogni per “Mani di Ishà”?  

Per Mani di Ishá non ho progetti straordinari. Ho progetti molto ordinari: vorrei arrivare a più persone possibili nella misura in cui ne trovino una preziosità e vorrei fosse un lavoro che supportasse maggiormente la mia famiglia. Non ho mire di fama e successo perché lo scopo finale del mio lavoro non è sicuramente quello. Come dicevo il Signore non ci ha mai fatto mancare nulla, neanche nelle scelte più audaci. Un giorno mio suocero ci disse che non avrebbe fatto neanche una scelta di quelle che abbiamo fatto noi, ma che con il senno di poi ognuna si è rivelata giusta nel nostro cammino. E questo non è un caso o fortuna, come pensano molti: noi sappiamo che è opera Sua. E con questa fiducia so che sarà Lui a delineare quando arriverò dove, so che nulla mi mancherà. Io metto solo le mani a servizio… Dietro il mio lavoro c’è questo… ma anche molto altro! 

Spero mi veniate a trovare! Mi trovate su Instagram come @mani.di.isha o su www.manidiisha.it




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