Cosa farò da grande?

di Giuseppe Galasso

Orientarsi significa avere un punto di partenza, una meta da raggiungere percorrendo un percorso fatto di possibili scelte. Nel caso dell’orientamento scolastico la definizione dela meta è fondamentale perchè è in gioco il futuro dei ragazzi.

A giugno ho preso la qualifica di sala e ora ho incominciato a studiare per il 4° anno di Alberghiero così potrò conseguire il diploma di cameriere. Sono contento di frequentare questa scuola perché, mi permetterà di lavorare, e così potrò crearmi un futuro sereno e tranquillo”. Paolo ha fatto la sua scelta. Non esiste una scelta migliore delle altre, se non per un individuo che sceglie in modo intenzionale, consapevole delle proprie competenze e vocazioni. Prendere una decisione non è mai semplice. La risposta non è mai sicura nè l’unica possibile da un punto di vista logico e razionale. Fare le scelte scolastiche giuste crea ansie e timori sia per lo studente che per la famiglia. Di fronte alla vastità delle alternative si resta spiazzati e disorientati, ogni scelta diviene rinuncia ad altre possibilità, un vincolo all’espressione di sé. La scelta diventa così più difficile e richiama il tema dell’ineluttabilità del tempo e dell’impotenza di fronte ad esso. Così racconta Carmine: “Dopo il fatidico esame di stato viene il momento in cui cominci a dire: cosa posso scegliere? Cosa voglio fare nella vita? Queste domande non mi sembravano così tremende e analizzai bene cosa sapevo fare e per cosa mi sentivo più portato. Alla fine dei miei ragionamenti mi ritrovai ad un vero e proprio dilemma amletico: Lettere o Matematica? Un po’ come dire: cosa metto sui pop-corn, il sale o lo zucchero? Per le materie umanistiche sentivo una passione, una spinta che veniva da dentro, che però si andavano a scontrare con gli scarsi sbocchi professionali. Per la matematica, invece, mi sentivo portato, mi veniva facile entrare nel mondo dei numeri ed uscirne senza particolari traumi psicologici. Alla fine di tanto ragionare m’iscrissi ad Informatica, che garantiva una buona dose di possibilità, una discreta cascata di numeri e un pò d’ingegno, che non guasta mai. Come spesso la vita insegna: i compromessi non fanno mai contento nessuno. Questi anni sono stati veramente ricchi, di esperienze, di opportunità, di possibilità, di incontri, di cadute, di scalate. Quello che è mancato è proprio lo studio dell’informatica, i motivi di quest’assenza oggi li conosco e non immaginate quanto avrei voluto conoscerli anche allora, ma è andata così e non voglio pentirmi della strada fatta. Ora non è tempo di piangermi addosso, ho deciso di rimettermi in gioco, di seguire il mio cuore e spero che sia quello che mi indica il navigatore. Ho scelto di tornare a studiare, questa volta seriamente e con più passione, perché quello che ho scelto mi piace veramente ed è quello che voglio fare in questa vita”.
Genitori, “consulenti naturali”
Storie come quella di Carmine  ne sono tante. Restare accanto e aiutare le scelte di adolescenti e giovani, soprattutto a partire dalla prospettiva dell’autorientamento, richiede una rimessa in discussione dei propri valori di riferimento e dei propri modelli culturali, per porsi in ascolto reale delle esigenze, aspettative, capacità e sogni. In particolar modo i genitori, sono i consulenti naturali. Essi infatti, ascoltate le indicazioni fornite dagli insegnanti, sono le persone più indicate per aiutare il figlio nella costruzione di una personalità armonica, autonoma, indipendente, responsabile che tenga conto della soggettività, delle motivazioni e delle vocazioni.




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