Un matrimonio costruito sulla roccia

di Raffaele Iaria

Un capitolo confortante di vita cristiana genuina e fedele ci viene offerto da Settimio Manelli e Licia Gualandris, due coniugi e genitori che costituiscono un modello di esemplarità indubbiamente straordinaria e luminosissima, particolarmente per i nostri tempi, dove la famiglia si sta frantumando e rischia di non più esistere, e la vita non è più accolta, cedendo il posto alla cultura della morte con l’aborto, la contraccezione e l’eutanasia

La storia della loro vita mi ha interessato, di fatto, per i profondi sentimenti cristiani che questi due coniugi e genitori hanno saputo instillare in tutte le cose e per la tenacia con la quale la Fede ha guidato tutte le loro azioni…

Settimio era nato a Teramo nel 1886, Licia è nata a Nembro (Bg) nel 1907. Provenivano da famiglie rispettabili che si sono distinte nelle attività sociali.

Sposi cristiani benedetti da padre Pio

Il 15 luglio 1926 si sposano nella parrocchia di Nembro e precisamente nella cappella dedicata alla Madonna. Settimio, contrario a qualsiasi forma di mondanità, subito dopo le nozze parte con la sua sposa per San Giovanni Rotondo per presentarla a padre Pio. Egli appena li vede li benedice e Licia in confessione chiede al frate di proteggere la nuova famiglia che sta per nascere e san Pio risponde con quelle rassicuranti e mirabili parole: “Questa è la mia famiglia, proteggerla e difenderla me lo sono assunto come un dovere”. Da quel momento inizia per Licia e Settimio la vita a due, foriera di gioie, di dolori e di prove durissime confortate sempre dalla speranza cristiana, dalla fiducia nella divina Provvidenza e dagli interventi spesso miracolosi di san Pio.

La prima residenza sarà a Bergamo, dove Settimio era professore di Lettere. Qui nascono due figli, Saulo e Gianbattista. Il primo parto, gemellare, avviene il 26 aprile, festa della Madonna del Buon Consiglio che tanta importanza avrà nella vita della famiglia; ma uno dei due gemelli muore e precisamente Consiglia, e così alla gioia per la nascita si unisce il dolore per la morte della prima figlia.

Seguirà, poi, un periodo si serenità e di sofferenza insieme, perché l’unione dei due sposi è turbata dalla persecuzione a scuola contro Settimio, che era antifascista.  A scuola, infatti, le cose vanno male per Settimio che alla fine viene trasferito a Fiume, città di frontiera. Inutile dire il dolore di entrambi che si trovano sbalzati in terra quasi straniera senza parenti e amici.

Padre Pio da Pietrelcina, però, dal quale si recano prima di trasferirsi, li consola e li rassicura, predicendo che sarebbero stati in quella città sette anni e che sarebbero stati bene, e così è avvenuto.

Fiume per tutti e due è stata un’oasi di pace. Settimio è entrato in amicizia con il vescovo mons. Isidoro Sain, che diviene anche lui devoto di san Pio, dopo aver conosciuto Settimio. In quegli anni Settimio viene eletto presidente dell’Azione Cattolica e nel 1931 diventa Terziario Francescano.

La famiglia cresce

Le maternità, frattanto, si avanzano e la famiglia cresce di continuo. Per Licia e Settimio ogni figlio era un dono di Dio, una grazia del Dio della vita. Licia curava la famiglia, e non si fermava un momento: lavava, puliva, cucinava, stirava e cuciva. Come Settimio, però, trovava sempre il tempo per pregare e per far pregare i bambini. Adesso aveva quattro figli ed era in attesa del quinto.

San Pio sarà sempre presente e li proteggerà e aiuterà, come quando nel 1935 Settimio non avendo la tessera fascista, su denuncia del preside Gino Sirola, viene chiamato a Roma alla “Disciplinare” e sarà per l’intervento miracoloso di padre Pio che non perderà il posto di lavoro come professore. Quelli sono stati momenti terribili anche per Licia che aveva appena messo al mondo il settimo figlio, Francesco. Perdere il lavoro significava la miseria e la fame per tutta la famiglia perché non c’erano altri proventi oltre il guadagno di Settimio. Essi non disperarono mai, in effetti, dal momento che assoluta era la loro fiducia nella divina Provvidenza e nell’aiuto di Dio e di san Pio, alimentati dalla preghiera e dalla continua frequenza ai Sacramenti.

Su consiglio del frate, tuttavia, tutta la famiglia si trasferisce a Lucera, in provincia di Foggia, a circa sessanta km da San Giovanni Rotondo. Padre Pio voleva la “sua famiglia”  più vicino, e disse ai genitori che “Lucera era luce”.

Settimio e Licia restano tredici anni in questa cittadina, e pur mancando, a differenza di Fiume, di molte comodità e dei servizi, qui essi si salvano dagli orrori della seconda guerra mondiale e dai bombardamenti a cui invece venne sottoposta Fiume. Inoltre, Settimio, richiamato sotto le armi quale ufficiale superiore dell’aviazione, viene rimandato a casa, come gli aveva predetto padre Pio, altrimenti Licia si sarebbe trovata sola con undici figli tutti bambini.

Vita sempre più ricca di figli

Licia e Settimio accettano in pieno i sacrifici e le rinunce, rimboccandosi le maniche e dandosi da fare in ogni campo, mentre la famiglia cresce con altre nascite. Essi continuano a rafforzare sempre più la loro vita di preghiera e la insegnano ai loro figli; si preoccupano dei loro studi, curano la loro crescita e la loro formazione.

Licia corre tutte le mattine alla prima Messa, Settimio vi si reca, appena lei torna. Poi con tutti i figli recitano le preghiere prima della colazione. Dopo questo breve intervallo di serenità, Settimio si reca a scuola e così i figli più grandi. I piccoli restano a casa con Licia che inizia la sua faticosa giornata di lavoro, ma a differenza di tante mamme,  lei è invece sorridente, serena, piena di gioia e di buona volontà nonostante le difficoltà. Donna molto attiva e pratica, lavora in continuazione e si ferma solo quando deve allattare l’ultimo nato. Questa pausa di 1 ora circa è il suo momento speciale, per pregare, recitare il rosario, leggere la vita dei santi e libri che parlano di Maria Vergine,  meditando a fondo sul modo di educare i suoi figli. Poi ricomincia il suo lavoro fino a sera, quando, con Settimio, la famiglia si riunisce per la recita del santo rosario.

E le maternità continuano

Ormai i figli sono tanti: due  sono nati a Bergamo, cinque a Fiume, due a Pescara, tre a Lucera fino al 1945; nel 1947 nasce Marcella,  mentre Francesco Pio era nato ed era morto a S. Giovanni Rotondo nel 1941. Con il trasferimento a Roma nel 1950 nascerà Giuseppe, il ventunesimo  figlio, e con lui si chiude la serie delle nascite.

Certo educare i figli non è facile, richiede forza e costanza.  Licia e Settimio, seguendo i consigli di padre Pio che raccomandava di “tenerli stretti”, non hanno mai ceduto ai loro capricci, anche se costava farlo. Tutti i figli hanno fatto la Prima Comunione da  san Pio, hanno imparato a pregare al mattino e alla sera, a dire la preghiera prima dei pasti, a rispettare i dieci comandamenti, a frequentare ogni domenica e nei giorni di precetto i sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione.

Dopo la seconda guerra mondiale Settimio intraprende con successo anche la carriera politica nella Democrazia Cristiana, accanto ad Amintore Fanfani. Ma lascia quando la Dc si allea con i liberali e questo gli costerà la candidatura al Parlamento. Accetta in silenzio la grande ingiustizia; da convinto assertore di Cristo, nessun potere e potenza umana potevano metterlo contro di Lui.

Negli anni vissuti a Lucera la presenza di padre Pio si è sentita molto,  il miracolo più grande è avvenuto quando sono cominciate le persecuzioni  dei massoni  a scuola per Settimio. Come già a Fiume, questi sono stati momenti terribili; ancora una volta c’era il gravissimo rischio di perdere il lavoro. Licia subito si rivolge a san Pio e lo scongiura di aiutarli. I figli partecipano al dolore e preoccupazione dei genitori e tutti pregano soprattutto con il Rosario. Come sempre, il santo del Gargano interviene e la cosa si risolve. San Pio però consiglia a Settimio di trasferirsi a Roma, così i suoi figli potranno frequentare l’Università: essi ubbidiscono  e nel 1948 arrivano a Roma con grande gioia di tutti. Questo sarà  l’ultimo spostamento della famiglia.

Dalla  terra  al  Paradiso

I primi anni del periodo romano sono stati forse quelli più difficili per la famiglia. La vita a Roma era molto più cara e a volte mancavano il cibo, i vestiti, le scarpe e i libri per studiare. Ma la divina Provvidenza nella quale i due coniugi confidavano fortemente, è intervenuta alla grande. Pur ottenendo solo il necessario, i figli, uno dopo l’altro, pian piano, dopo aver conseguito la laurea, si sistemano. Questo è un sollievo per loro, ma la gioia più grande l’avranno con l’Ordinazione sacerdotale del figlio Stefano, francescano. Essi avevano pregato per le vocazioni dei figli, ma solo Stefano aveva risposto alla chiamata di Dio. Stefano è stato la loro più grande consolazione. Egli in seguito ha fondato Ordine religioso: i Francescani dell’Immacolata, frati e suore, e anche  una Associazione per i laici: i Missionari dell’Immacolata Mediatrice (sigla: M.I.M.). Settimio e Licia hanno assolto il loro compito di sposi cristiani, rispettando l’indissolubilità e la fedeltà del matrimonio, quella di genitori accettando tutti i figli che Dio ha voluto donare, allevandoli per il Paradiso, e hanno chiuso la loro vita dopo aver adempiuto eroicamente ai doveri del proprio stato, accettando con grande pazienza le sofferenze, sempre con infinita fiducia nella Provvidenza, conservando sempre la gioia e la pace  di Dio nel cuore.

Per entrambi l’ultimo periodo della vita è stato un cammino per completare la conformazione a Cristo attraverso la croce della malattia sopportata con amore e rassegnazione, sostenuta dall’incessante preghiera. Settimio ritornerà alla Casa del Padre nel 1978. Licia gli sopravviverà per altri venticinque anni vivendo una vita tutta dedita alla preghiera, alla carità, venendo sempre in aiuto ai figli, ai nipoti, ai pronipoti e a chiunque ne aveva bisogno.




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