Il terreno dell’agire comune

di Peppe Iannicelli

Tra chiamata e responsabilità: l’impegno dei cattolici in politica.

La Politica è forma eminente della Carità. L’espressione è del compianto Pontefice Paolo VI ed ho avuto modo di meditarla spesso negli anni della mia formazione passata attraverso la Famiglia Salesiana e la Federazione degli Universitari Cattolici della quale Giovan Battista Montini fu assistente spirituale.

Scorgo un legame provvidenziale tra queste due esperienze giovanili in quanto profondamente incarnate in un vivido rapporto Fede-Vita, Contemplazione-Impegno, Ascolto della Parola di Dio ed azione secolare. Don Bosco, fondatore dei Salesiani, aveva un chiaro progetto di vita per i suoi giovani: Buoni Cristiani ed Onesti Cittadini. È una sintesi sociale e pedagogica di straordinaria efficacia ed attualità.

Il cristiano maturo è colui che riesce a vivere nella prospettiva evangelica del Regno di Dio spargendone i semi e gustandone le primizie nel qui ed ora della storia che Dio gli ha donato di vivere. Il cristiano è colui che – lo suggeriva Gesù a chi mostrandogli la moneta cercava di metterlo in imbarazzo – riesce a dare a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio. Il cristiano è colui che riesce a spendersi, con generosa professionalità, al servizio del bene comune nelle forme della partecipazione democratica alla vita collettiva.

Nella complessità della società post-moderna, il cristiano è chiamato a scorgere i segni dei tempi ed a costruire percorsi d’impegno politico equi, condivisi, partecipati rispetto ad alcune responsabilità evangeliche fortemente interpellanti.

La formazione alla vita politica

La prima responsabilità incombe sulla famiglia che deve essere aperta ai fermenti sociali. I genitori debbono abituare i figli, fin dalla più tenera età, ad esser attenti alle situazioni ed alle problematiche che interessano il loro quartiere, la loro città, il mondo intero. Sfogliare insieme il giornale, assistere insieme a qualche programma d’approfondimento, partecipare ad incontri ed assemblee sono un esercizio mentale prezioso per costruire personalità ed orientamenti.

In questa prospettiva pedagogica la Scuola, la Parrocchia e l’Associazionismo sono chiamati ad una chiara compartecipazione di responsabilità. A scuola dovrebbero esser insegnati i fondamenti istituzionali e giuridici della vita collettiva, l’analisi dei processi storici, il metodo della verifica in termini di costi-benefici degli interventi economici ed istituzionali; che tristezza quando l’ora d’Educazione Civica diventa una pantomima, una pratica da liquidare in fretta per tagliare l’orario scolastico. Le parrocchie e le associazioni sono i primi luoghi dove si sperimenta una socialità extrafamiliare. È importante che sappiano proporre ai ragazzi ed ai giovani efficaci iniziative di formazione ma anche d’impegno per il quartiere: la pulizia di un parco giochi, l’organizzazione dei giochi estivi per i ragazzi che non possono andare in villeggiatura, l’allestimento di uno spettacolo per ristrutturare uno spazio sociale collettivo. Sono cose che, felicemente, ho fatto da  giovane e mi hanno aiutato tantissimo a crescere.

Dunque, gli anni della formazione sono decisivi per percepire la dimensione sociale della nostra esistenzasfuggendo la tentazione dell’egocentrismo e dell’edonismo dilagante. È grave il peccato d’omissione, il fingere di non vedere e non sentire, la logica della delega ad altri che debbono pensare ed agire per conto nostro.

Le caratteristiche essenziali della vocazione alla vita politica

Naturalmente con la maturazione completa della persona giunge anche il tempo propizio dell’assunzione di responsabilità personale, professionale, familiare, politica. Il Buon Cristiano ed Onesto Cittadino è colui che vive da protagonista, attento e sensibile, il proprio mondo. Naturalmente la vocazione all’impegno politico diretto nei partiti, nelle associazioni e nelle Istituzioni appartiene ad un numero ristretto di credenti. È doveroso però che l’intera comunità cattolica sappia condividere quest’impegno, i suoi obiettivi peculiari ed i mezzi con i quali realizzare i programmi. Troppe volte il silenzio, l’indifferenza, se non l’aperta ostilità hanno ostacolato se non vanificato la generosa dedizione politica di qualche cattolico.

Le caratteristiche di questa vocazione cattolica all’impegno sono: un forte sentimento di solidarietà sociale, l’attenzione caritatevole al prossimo, il desiderio di affermare l’equo utilizzo delle risorse  della terra, la tutela e la  promozione dei più deboli, lo sviluppo economico e sociale con al centro la persona e non il profitto, la capacità di dialogo e d’ascolto, la fermezza nel difendere i propri intendimenti, l’onestà e la trasparenza nei comportamenti e nella gestione delle pubbliche risorse, lo studio rigoroso dei problemi e la competenza nell’analisi e nelle soluzioni, la speranza di poter cambiare il corso delle cose volgendole al bene comune, la preghiera personale e collettiva affinché il Signore del Tempo e della Storia guidi i nostri passi.

Santi in politica

Senza questi requisiti essenziali, non esiste spazio per l’impegno dei cattolici in politica. Senza l’attenzione centrale alla persona ed al Creato, il nostro agire rischia di essere un inutile affanno oppure, peggio ancora, una stolta esibizione di futile vanità. In questa prospettiva il Vangelo non lascia dubbio di sorta: “avete già avuto la vostra ricompensa!”.

Pertanto, la vocazione del cattolico alla vita politica è una chiamata che interpella tutti i credenti riservando ad alcuni una speciale consacrazione. Una vita spesa generosamente ed onestamente al servizio del bene comune è una forma di santità laicale che in alcuni casi la Chiesa ha già indicato all’attenzione dei fedeli. Penso all’altissima testimonianza di Alcide De Gasperi per il quale è in corso la causa di beatificazione. Un credente di salda fede evangelica, di altissima competenza politica ed istituzionale. Un uomo coraggioso che, dialogando con tutti anche con gli avversari acerrimi, riuscì a guidare l’Italia fuori dalla tirannide nazi-fascista, a porre le basi per la rinascita civile ed economica della Patria, a sviluppare la prospettiva dell’integrazione europea che ha liberato il nostro continente dall’incubo della guerra, della fame, delle devastazioni.

La consacrazione alla vita politica è una radicale esperienza evangelica. Per viverla con coerenza, è necessario un solido cammino di fede alimentato dall’ascolto della Parola di Dio e da un’intesa vita sacramentale. È molto importante che religiosi e sacerdoti sappiano comprendere e sostenere i cattolici impegnati in politica quando dovessero sopraggiungere momenti di debolezza e scoramento. È molto importante che tutta la comunità cattolica faccia sentire la sua voce nei momenti decisivi della vita comunitaria e collettiva. In un mondo nel quale si levano tante voci a sproposito, su temi delicatissimi, il silenzio potrebbe esser interpretato come condivisione di tali perversioni. È giusto che i cattolici imparino a dire Si quando c’è da dire un Si ed a dire No quando il No va gridato ai quattro venti. In questo contesto ci sono tanti terreni dove la messe evangelica attende operai volenterosi: il riconoscimento del ruolo centrale della famiglia fondata sul fecondo amore coniugale nella vita sociale, economica ed etica del paese; l’affermazione del diritto ad un lavoro sicuro e sereno come strumento non di mera retribuzione della prestazione professionale ma bensì come svolgimento dei talenti personali; la ridefinizione dei modelli di consumo per ritrovare la giusta armonia con la creazione utilizzando le risorse energetiche in maniera condivisa spezzando le sperequazioni planetarie; l’assunzione di responsabilità verso i deboli, le nuove e le future generazioni. Prospettive di grande impegno per costruire, laicamente e non laicisticamente, una vera rivoluzione dei cuori e dei comportamenti.




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