La sfida educativa

di Silvio Longobardi

Il Papa è tornato a parlare dell’educazione. È un argomento che gli sta molto a cuore. Nelle prime battute del suo ministero pontificio, introducendo il convegno diocesano della Chiesa di Roma, disse che “le famiglie cristiane costituiscono una risorsa decisiva per l’educazione alla fede”. L’incontro mondiale delle famiglie, celebrato a Valencia nell’estate 2006, ha avuto come tema: “La trasmissione della fede in famiglia”.

In quell’occasione Benedetto XVI ha offerto ai genitori riflessioni interessanti e indicazioni concrete. Il prossimo incontro mondiale, che sarà celebrato nel 2009 e avrà come sede Città del Messico, continua e approfondisce questo tema: “La famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani”. La Lettera alla diocesi di Roma, pubblicata nello scorso gennaio, s’inserisce in questo solco, riprende e approfondisce questa preoccupazione. Quando parliamo della questione educativa è inevitabile pensare alle nuove generazioni, alla fatica di comunicare non solo la fede ma anche quei valori che danno consistenza alla vita personale e sociale. Siamo tutti in affanno. Non c’è dubbio. La Chiesa fatica a tenere il passo, la scuola sembra aver rinunciato al suo tradizionale ruolo educativo, gli stessi genitori non sanno più cosa fare. Dal canto loro adolescenti e giovani sfuggono, si tengono alla larga dagli adulti, rivendicano crescenti spazi di autonomia.

L’educazione appare come una sfida difficile, talvolta come una mission impossible. Ma rinunciare a priori significa venir mano alle proprie responsabilità; peggio ancora se scarichiamo sugli altri (i media, le istituzioni, …) le colpe di questa situazione. Meglio affrontare la questione, a viso aperto, come fa il Papa. Dal Vangelo, egli trae una fondamentale certezza: educare oggi non è solo un dovere ineludibile ma un compito che tutti possiamo esercitare.

Oggi tutto è più problematico. “La tradizione – ha scritto tempo fa mons. Betori, segretario generale della CEI –non è negata, perché, più drammaticamente, è dimenticata, cancellata dalla memoria collettiva”. Siamo nell’epoca degli ismi: il relativismo culturale taglia le gambe alla proposta morale, l’individualismo esalta acriticamente le esigenze soggettive, il secolarismo allontana Dio e rinchiude l’uomo in un presente senza futuro. Benedetto XVI non nasconde queste difficoltà ma riprende dal Vangelo un invito semplice e consolante. Il Vicario di Cristo ripete agli uomini e alle donne del nostro tempo le stesse parole che Gesù disse agli apostoli: “Non abbiate paura”. Quel giorno la barca era agitata dalle onde, sospinta dal vento contrario. Anche oggi la situazione non è delle migliori. E talvolta s’insinua la sfiducia. Abbiamo più che mai bisogno di sapere che vale la pena accettare la sfida educativa.

Con la sua Lettera il Papa ha voluto anche offrire “indicazioni, semplici e concrete”, come lui stesso ha detto consegnando ai fedeli di Roma questo breve ma denso documento. Quanto basta per individuare una direzione di marcia. È questa in fondo la speranza nascosta tra le righe, vedere una comunità cre-dente libera dalla paura, che cammina nella storia accompagnando e guidando l’umanità verso la pienezza.




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