Sinodo

Ricomincio da tre

(© ssuaphotos - Shutterstock.com)

di Giovanna Abbagnara

“Ricomincio da tre” è il titolo del nostro speciale dedicato alla famiglia, in occasione del Sinodo Straordinario voluto da papa Francesco. È vero, si tratta di un titolo che stupisce e fa sorridere: che relazione ci può essere tra il film di Troisi e un incontro ufficiale di vescovi venuti anche loro, come Francesco a Roma, “dalla fine del mondo” per discutere sull’identità e la missione della famiglia?

Nessuna, si potrebbe rispondere, ma a ben vedere lo spaccato della società messa in scena da Troisi è quello che la Chiesa vuole guardare con audacia e senza finzioni: famiglie in difficoltà, relazioni liquide, figli con genitori privi di una chiara identità. In questa situazione, che a volte può far paura, generando angoscia, “la Chiesa sa di trovare in Cristo la chiave, il senso ed il fine dell’esperienza umana” (Gaudium et Spes 10). Il Papa vuol farci ricominciare da tre! Tre sono i partner della storia della salvezza: Dio, l’uomo e la donna, come tre sono i pilastri sui quali la vita familiare cresce e si sviluppa, il Creatore, i genitori, collaboratori della vita, e i figli. Ma Francesco sa bene che è necessario ricominciare “da te”, dall’impegno di ogni figlio della Chiesa e, per la responsabilità ed il mandato di Cristo, dei pastori in prima linea nell’animare e guidare il popolo di Dio, ponendo al centro Gesù, il Vangelo della gioia e della vita.

Custodi della vigna del Signore
Il Sinodo è stato convocato da papa Francesco ben otto mesi fa, vi hanno lavorato le chiese particolari di tutto il mondo, impreparate – hanno notato alcuni – a respirare questo tipo di collegialità che era lo spirito con il quale Paolo VI aveva voluto le assemblee sinodali. Il titolo “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” è chiaramente nella linea del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII per una finalità eminentemente pastorale. Il Papa lo ha detto chiaramente nella Messa in Vaticano domenica 5 ottobre: “Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali, o per vedere chi è più intelligente […] Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. In questo caso, il Signore ci chiede di prenderci cura della famiglia, che fin dalle origini è parte integrante del suo disegno d’amore per l’umanità”. Coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, cooperare al suo sogno! Non ero a san Pietro, all’apertura del Sinodo ma, ascoltando l’omelia di Francesco, ho pensato che la Chiesa deve tornare a sognare, a progettare con Dio, a sfogliare nel Vangelo, che è Cristo, la proposta di felicità e di senso per ogni uomo e per ogni donna, per la famiglia poiché – non ci stancheremo mai di dirlo – all’inizio, nella creazione Dio ha voluto non l’uomo, ma la famiglia, custode del suo sogno, cooperatrice del suo progetto. Questo perché – sono parole di Giovanni Paolo II – i primi capitoli della Genesi vanno meditati più volte al giorno, senza stancarsi di leggere e rileggere il progetto del Creatore che Gesù, il Figlio suo, ha rivelato con la sua vita: che tutti gli uomini diventino la grande famiglia di figli di Dio.

Con stile evangelico
Francesco non solo ha chiarito il fine dei lavori dell’Assemblea sinodale, ma aprendo la prima giornata, lunedì 6 ottobre, ha offerto un modo evangelico di confronto e dialogo costruttivo. “[…]Bisogna dire – ha ricordato il Papa – tutto quello che nel Signore si sente di dover dire […] E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità”. Cos’altro sta dicendo il Successore di Pietro se non parlare della famiglia con uno stile di famiglia, accogliendosi come figli, ascoltandosi come fratelli? Una grande responsabilità pesa sui padri sinodali e anche su di noi, chiamati a sostenerli con la preghiera. L’epilogo di questi giorni non sarà – ne siamo certi – come il film di Troisi che si chiude con il monologo del protagonista sul nome da dare al suo presunto figlio. Un Sinodo non è mai questione di nomi o di giudizi di condanna ma di volti e di persone con storie concrete, come quelle incontrate da Gesù lungo le strade della Palestina. A loro, oggi come ieri, la Chiesa dona Gesù. Solo Lui ha parole di vita e noi, cum Petro e sub Petro, sappiamo che la nostra Emmaus verrà rischiarata, misteriosamente, dalla sua Presenza. È per questo che nel dossier che di seguito proponiamo mettiamo al centro storie ordinarie, storie di famiglie che hanno incontrato Cristo e si sono lasciate conquistare dalla sua parola, scegliendo di seguirlo con i loro poveri mezzi e con il desiderio nel cuore di metterlo al centro della vita familiare.




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