Adolescenza

Saper riconoscere la voce dolce di Dio

Cenacolo

di Valentina Cristiani

“Il cenacolo è stato per me luogo di incontro con Gesù, il Seminatore che ha bussato alla mia porta e mi ha chiesto di uscire insieme a Lui”. Così scrive Angelica, 17 anni, al suo primo ritiro spirituale. Ha saputo riconoscere la sua sete ed ha scavato a fondo per raggiungere la Sorgente ed abbeverarsi. L’acqua che ne è scaturita le ha donato pienezza, vita.

C’è una voce dolce e gentile che sussurra nel silenzio del cuore. Questa voce è quella di Dio e parla a tutti. È sempre lì, nella parte più profonda del nostro essere, ma molte volte resta inascoltata, perché prestiamo orecchio ad altre voci, più forti e convincenti. Se solo riuscissimo ad afferrarne anche solo una parola, scopriremmo in noi il desiderio di riascoltarla più a lungo e più profondamente. È come scoprire una sorgente nel deserto. Quando si sente il terreno umido, si vuole scavare più a fondo, perché venga fuori un ruscello da quell’enorme serbatoio nascosto sotto il deserto della vita. Per scavare, però, bisogna avvertirla questa sete, questo desiderio che ci porta alla sorgente… a Dio. Ma perché adolescenti e giovani tante volte non cercano la Sorgente per soddisfare la loro sete d’amore e di felicità? Credo che sia perché si sentono già sazi di tutto ciò di cui già si nutrono e che offre loro il mondo. Pensano di essere sazi, ma in realtà non stanno rispondendo alla sete vera a cui anela il loro cuore. Così come avviene per il nostro corpo che tante volte confonde la sete con la fame (le due sensazioni sono spesso avvertite in maniera molto simile perché hanno origine nella stessa parte del cervello) e mangiando rispondiamo in maniera non adeguata al nostro bisogno, allo stesso modo essi nutrono la loro sete d’amore cibandosi di cose che non la saziano veramente. Dobbiamo dunque aiutarli a riconoscere di cosa hanno realmente bisogno e a rimuovere la sabbia arida che copre la Sorgente… il cenacolo è un modo per farlo.

I cenacoli sono delle esperienze forti di ascolto e preghiera che propone la Fraternità di Emmaus per permettere a chi vi partecipa di vivere un tempo più prolungato e intenso con il Signore, nella gioia della comunione fraterna. Un tempo di grazia in cui il Signore, se trova cuori disponibili, semina parole d’amore e scrive pagine nuove di Vangelo. Sono stati tanti i semi gettati nei quattro giorni della settimana scorsa in cui un gruppo di trenta adolescenti ha deciso di mettere da parte le abituali occupazioni per dedicarsi un po’ a Dio. Anche i cuori più resistenti sono stati toccati dalla grazia. È stato commovente osservare il modo in cui il Signore si manifestava a ciascuno di loro: quando c’è desiderio di trovare l’acqua, Colui che desidera ardentemente placare la nostra sete non manca di aiutarci a soddisfarla. I ragazzi si sono lasciati prendere per mano da Gesù e, insieme a Lui, hanno ripercorso le tappe principali – e più dolorose – della loro vita. Tante sono state le lacrime, ma ancora più numerosi i sorrisi, i gesti di tenerezza, i momenti di gioia. Durante l’ascolto della Parola gli sguardi erano rapiti, commossi. I ragazzi hanno percepito forte la presenza del Signore, il Suo amore, e questo ha permesso loro di essere più sereni, perché quando c’è Lui tutto ciò che terrorizza fa un pochino meno paura… persino le inevitabili fragilità contro cui ciascuno combatte, con la Sua grazia, diventano occasione di benedizione, luoghi in cui può manifestarsi la potenza e la forza di Dio nella nostra vita. Questi giorni hanno donato tanta pace e quella speranza che nasce dalla certezza che, se restiamo uniti a Gesù, non ci sarà mai peccato più grande della misericordia e dell’amore di Dio e che con Lui possiamo avere ogni volta una nuova opportunità: Egli solo fa nuove tutte le cose e, in Lui, possiamo essere ogni volta rinnovati, diventare uomini e donne d’amore e rispondere alla chiamata alla santità ricevuta fin dal giorno del Battesimo.

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Ci sarebbe molto altro da raccontare, ma non sempre con le parole è possibile descrivere la bellezza vissuta nel momento dell’incontro con l’Amore. Angelica ci ha provato scrivendomi poco dopo il suo rientro a casa. Condivido un frammento del suo cuore: “Il cenacolo è stato per me luogo di incontro con Gesù, il Seminatore che ha bussato alla mia porta e mi ha chiesto di uscire insieme a Lui. La chiamata di Gesù l’ho ricevuta quando mi avete proposto di partecipare al cenacolo con altri adolescenti. Ho accettato senza esitare, volendo colmare e arricchire l’incontro con il Signore. Ricordo le emozioni che nascondevo nel mio cuore il giorno prima di iniziare questo cammino. Nonostante la paura di sentirmi fuori luogo, dentro di me sentivo il bisogno di dover essere presente lì. Gesù si è subito posto dinanzi al mio cammino nei sorrisi e nell’accoglienza di ognuno dei miei compagni che mi hanno fatta sentire più vicino a Lui. Ogni giorno aprivo gli occhi al Signore con la consapevolezza che attraverso le catechesi avrei scoperto sempre di più il mio terreno per renderlo malleabile alle mani di Gesù. In ogni momento di Adorazione mi sono scoperta davanti alla croce e nel silenzio Gesù mi sussurrava di poter prendere anche la mia di croce per poterLo accompagnare. Nonostante i sassi avessero sotterrato i miei dolori, il seme che Gesù aveva gettato nel mio terreno iniziava a fiorire e quelle cicatrici, nonostante ancora provocassero dolore, non erano paragonabili alla felicità che occupava il mio cuore durante i momenti di adorazione di fronte a Lui. Voi catechisti siete stati strumento per la Parola del Signore e, grazie a quella, quel seme è riuscito a dare frutto. I piccoli gesti, il Rosario fatto insieme, le testimonianze, l’Adorazione notturna, le tue mani che hanno preso le mie per consolarmi e i gesti premurosi di Paola si sono cristallizzati dentro di me e hanno mantenuto sempre viva quella fiamma che niente vuole in cambio e tutto dà. Renderò sempre grazie ad ogni mio compagno che si è vestito della Luce di Gesù per farmi sentire amata. Mi sento Sua apostola e sono pronta a rivolgermi ancora a Lui”.

Angelica ha 17 anni e questo è stato il suo primo cenacolo. Ha saputo riconoscere la sua sete ed ha scavato a fondo per raggiungere la Sorgente ed abbeverarsi. L’acqua che ne è scaturita le ha donato pienezza, vita. Ha capito che, in fondo, quella Sorgente che ha tanto cercato intorno a lei era già dentro di lei. Come sant’Agostino adesso può dire: “Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di Te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace”. Che sia così per ognuno di noi.




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