Aborto di genere

Basta dire “aborto” e anche i diritti delle donne vengono sacrificati…

aborto selettivo

Sono 1.5 milioni le bambine che ogni anno vengono uccise attraverso l’aborto di genere. Nessuna femminista si straccia le vesti? Come mai? Una donna è meno donna prima di nascere?

Il 2 giugno scorso in Canada è stato respinto un progetto di legge che chiedeva di proibire l’aborto selettivo di genere, a seconda del sesso del bambino. Sono 242 i parlamentari che hanno votato contro e 82 quelli che lo sostenevano. Tempi decisamente difficili per le quote rosa. Gli aborti selettivi, infatti, colpiscono in gran parte le bambine, che vengono eliminate prima di nascere perché “di minor valore” rispetto ai maschi.

Nessuna levata di scudi, nessun stracciarsi le vesti da parte delle femministe o delle sostenitrici e dei sostenitori dei cosiddetti diritti delle donne, di quelli che “la ministra”, “la sindaca”…, di quelli che “il corpo è mio e me lo gestisco io”, anche se ad essere colpito irrimediabilmente è il corpo di una piccola donna. Nulla… la notizia è rimasta di nicchia.

Il Progetto di legge C-233 Sex Selective Abortion Act, proposto a febbraio 2020 da Cathay Wagantall, membro del Parlamento nella House of Commons canadese avrebbe reso illegale abortire un bambino unicamente per il suo sesso. 

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Eppure, il “problema” dell’aborto di genere, denunciato per la prima volta nel 2011 nel Rapporto Preventing gender-biased sex selection di OHCHR, UNFPA, UNICEF, UN Women and WHO (http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/44577/9789241501460_eng.pdf), continua ad esserci.

Nel 2020 la UNFPA, in un altro Rapporto, occupandosi anche di selezione del sesso basata sul genere, ha denunciato l’aumento degli aborti di genere a causa dei quali “circa 140 milioni di donne nel mondo si ritiene siano scomparse”. Sono 1.5 milioni le bambine che ogni anno vengono uccise attraverso l’aborto di genere, sempre secondo l’UNFPA, che è uno dei maggiori supporter e fornitori dell’aborto, che ha introdotto l’aborto e la sterilizzazione in Cina. “L’aumento della selezione del sesso è allarmante in quanto riflette il persistente basso status di donne e ragazze. Il conseguente squilibrio di genere ha anche un effetto dannoso sulle società. Al fenomeno sono già stati collegati casi di aumento della violenza sessuale e della tratta” scrive l’UNFPA.

Il fenomeno dell’aborto di genere che falcidia le bambine soprattutto in Cina e in India (in Europa in testa alla classifica c’è l’Albania), esiste anche in Canada a causa delle migrazioni come riportato dalla piattaforma We need a law che cita alcuni studi (tra questi  un articolo della  Canadian Medical Association Journal articles.

La proposta della Wagantall aveva ottenuto il sostegno di numerosi cittadini (sembra oltre l’80%), ma a quanto pare “quelli che detengono il potere politico non riflettono il volere della maggioranza che rappresentano” scrive Brittany Summers di Pregnacy Help News nel riportare la notizia. Secondo la Wagantall la maggioranza dei canadesi sosteneva questo progetto di legge, ma le loro voci non sono state ascoltate.

E così l’aborto selettivo per sesso è ancora una pratica corrente in Canada, grazie ad un ampio margine di parlamentari canadesi. “Liberali, Verdi, rappresentanti del Quebec e centristi liberali di NDP tutti contrari al divieto di aborto selettivo, tutti contrari a riconoscere alle femmine gli stessi diritti di nascere che hanno i maschi” scriveva Luca Volonté in un suo articolo del 15 giugno scorso, sottolineando, inoltre, che l’altro “fiero” sostenitore dell’aborto eugenetico di genere è stato Erin O’Toole, leader del Partito Conservatore, evidentemente spaccato al suo interno. 

Il ministro canadese per lo Status delle Donne Maryam Monsef in merito al disegno di legge e alla questione dell’aborto selettivo di genere ha dichiarato su Twitter: “Le donne, e solo le donne, controllano il proprio corpo e le proprie scelte sanitarie. Inaccettabile, nel 2021 che i conservatori continuino a portare avanti disegni di legge anti-scelta. Chiedo a Erin O’ Toole di mostrare leadership chiedendo al suo comitato di non sostenere questo disegno di legge”.

La scelta di chi? Un’evidente contraddizione dei gruppi pro-aborto. Alcune donne hanno più diritti di altre, alcune donne possono controllare il proprio corpo altre no… La risposta della Wagantall su Twitter non si è fatta attendere: “Tu non difendi le bambine nel grembo materno, l’uguaglianza o i diritti umani. Tu non rappresenti la maggioranza delle donne canadesi. Tu rappresenti solo il 16% dei canadesi che sono pro aborto sempre, in ogni circostanza”.

La piattaforma We Need a Law ha detto bene: “I diritti delle donne non possono permettere che le donne prima di nascere siano un bersaglio. L’aborto selettivo di genere è antitetico all’impegno del Canada per l’uguaglianza e deve essere proibito come pratica inaccettabile. Finché i parlamentari non avranno il coraggio di proibirlo, questa pratica rimarrà legale e continuerà ad essere attuata in Canada”.

Forse bisogna ricordarlo a Audrey Diwan, regista  di L’Événement, (e a quelli che hanno premiato il film), che “le barriere di genere” non sono  soltanto l’aborto clandestino (senz’altro da combattere), ma l’aborto in generale e che  “il destino delle giovani” è anche quello delle bambine che non avranno mai diritto di nascere e quindi di studiare, come la protagonista, perché qualcun’altra ha deciso di avere più diritto e più capacità “di portare a termine i propri studi” a tal punto da decidere di eliminare il proprio figlio/a.




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