«I giovani non hanno paura del Seminario, hanno paura di vivere» Intervista a don Paolo Pala

La fiaba più famosa del mondo, Pinocchio, diventa specchio della ricerca esistenziale di un giovane. Da un’intuizione nata quasi per gioco dalla lettura del commento teologico del cardinal Biffi a Le avventure di Pinocchio, don Paolo Pala,  presbitero, teologo e già rettore del Seminario diocesano, ha tratto il volume Da burattino a figlio (Editrice Punto Famiglia, 2026). Un’opera frutto del lavoro di riflessione condiviso con i suoi seminaristi, in cui il cammino del burattino di legno verso la condizione di figlio diventa la parabola perfetta delle fatiche, delle trappole e delle meraviglie del discernimento vocazionale.

Oggi impegnato come Presidente dell’Opera “Casa Sacro Cuore” a Tempio Pausania per l’accoglienza di presbiteri e religiosi in momenti di fragilità, don Paolo Pala affronta con sguardo disincantato e grande empatia le sfide di una generazione paralizzata dal timore del futuro, offrendo una mappa per ritornare a desiderare in grande e a fidarsi dei tempi di Dio.

Come nasce l’intuizione di utilizzare la storia di Pinocchio per accompagnare i ragazzi del seminario nella riflessione sulla propria chiamata?

L’intuizione di utilizzare il libro di Collodi, Le avventure di Pinocchio, per portare avanti un lavoro di riflessione vocazionale con i ragazzi e i giovani della comunità del Seminario (anno 2016/2017) nasce dalla mia lettura e studio entusiasti del saggio teologico del card. Biffi intitolato “Contro mastro Ciliegia: commento teologico a Le avventure di Pinocchio”. Questo saggio mi ha aiutato a comprendere e a riflettere sul poliedrico significato del lavoro di Collodi. Ho avuto la sensazione che potesse parlare al cuore dei ragazzi, aiutandoli a guardarsi dentro e a sistematizzare domande e risposte che tutti i giovani in discernimento vocazionale sperimentano sul senso della vita, della fede, delle scelte, della destinazione della propria vita. Possiamo dire che il tutto è nato quasi come un “gioco” ma poi ha trovato riposta immediata nei seminaristi ed è diventato un lavoro serio, di riflessione importante, esistenziale.

Quali sono i “personaggi” o le tappe della fiaba di Collodi in cui un giovane oggi rischia di incagliarsi maggiormente durante il cammino vocazionale?

I personaggi di Collodi, come il gatto e la volpe, Lucignolo e altri ovviamente sono portatori di significati simbolici. Oggi per i giovani gli ostacoli fondamentali al loro percorso vocazionale non sono tanto delle persone concrete, piuttosto contesti ed atteggiamenti che non favoriscono un cammino vocazionale. Ad esempio i gatti e le volpi attuali potrebbero essere rappresentati da atteggiamenti di disimpegno, dove tutto si ottiene subito, dove è richiesto il minimo sforzo, dove è importante realizzare qualcosa di immediatamente vantaggioso per sé… Pensiamo ai rischi del virtuale, ai diversi social abitati dai ragazzi che illudono di poter raggiungere fama, ricchezza e professionalità istantanei con pochi click. Non voglio demonizzare queste realtà, ma tutto questo rischia di rendere i giovani avulsi dalla vita vera. Un cammino vocazionale richiede tempo, maturazione e un confronto continuo con la realtà di se stessi, del mondo, degli altri e ovviamente con il Signore. È Lui che chiama e non promette affatto successi immediati, se non a prezzo della “perdita” della propria vita, per dirla in termini evangelici. La stessa cosa si potrebbe dire per ciò che rappresenta Lucignolo: non semplicemente una “cattiva compagnia” come si diceva ai miei tempi, piuttosto un continuo stordimento e allontanamento dalla avventura che ogni essere umano è chiamato a vivere, cioè il diventare uomo.

Scopri il testo:

Da burattino a figlio

Pinocchio come itinerario di discernimento, formazione e maturità vocazionale

Prezzo di copertina: 13,00€

Il titolo parla della trasformazione da burattino a figlio. In che modo rispondere alla propria vocazione fa vivere la libertà di figli?

La vocazione originaria di ciascuno è proprio quella di essere figli, figli di Dio, e di maturarne una chiara consapevolezza. Non possiamo più dare per scontato tutto questo nemmeno per quei giovani che vivono già una certa appartenenza ecclesiale, una formazione cristiana ricevuta in famiglia, nelle associazioni cattoliche o nei cammini parrocchiali. Figuriamoci per gli altri. Specialmente in un contesto dove corriamo il rischio di essere molto più eterodiretti rispetto al passato. Molti credono di essere liberi solo per il fatto che prendono le distanze da tutte quelle realtà che sanno di “istituzione” come la famiglia, la Chiesa, la scuola, la politica, lo stesso sport, per poi gettarsi a capofitto nelle braccia di padroni che muovono i fili dell’esistenza, senza averne nemmeno la percezione. Ecco allora che un cammino vocazionale ben strutturato non solo aiuta un giovane a riscoprire se stesso, a comprendere quali sono i fili che lo muovono, ma soprattutto a scoprire che c’è un Dio che ti ama senza nulla pretendere. Significa intuire, scoprire e intraprendere un cammino di liberazione che ti porta a comprendere di essere figlio amato. Quando uno scopre questo può disporre liberamente dei doni che Dio ti da, e lo può fare costruendo una famiglia, svolgendo una professione con coscienza, lasciandosi consacrare dal Signore per un ministero di edificazione ecclesiale come la vita consacrata o il sacerdozio.

Qual è la fatica più grande che incontrano i giovani di oggi nel fare silenzio e ascoltare la voce di Dio?

Non saprei dire qual è la fatica più grande che i giovani incontrano nel costruire un silenzio interiore abitato dalla presenza di Dio che ti parla. Intravedo un rischio grande nella continua “estroflessione” del mondo giovanile in cose che possano avere un feedback immediato. Instagram, Tik Tok, etc ti restituiscono tutto subito in like, commenti, apprezzamenti. Dio parla nel silenzio del cuore e nel tempo che ci è dato. Inoltre mi sembra di scorgere un certo calo della progettualità, cioè una cultura che ha rinunciato a sognare in grande. Quindi se imparo ad accontentarmi nel senso peggiore dell’espressione e se vivo solo di presente, come posso pensare di ascoltare il Signore che mi chiede di andare verso una “terra”, promessa sì, ma ignota e non immediata?

Pinocchio cerca spesso scorciatoie per evitare il dolore o la fatica. Come si educa un giovane al discernimento autentico?

Mi sembra che nelle risposte precedenti già si colga un suggerimento importante: ritornare a desiderare. Il primo passo per affrontare un cammino di discernimento senza scorciatoie controproducenti e inconcludenti è quello di ritornare a desiderare. La parola desiderio ha a che fare con le stelle, cioè guardare il Cielo per contemplarlo ma anche per avere una direzione verso la quale incamminarsi. E ogni cammino comporta delle scelte che poi si tramutano in decisioni… mi pare che ci sia molta difficoltà nello scegliere e nel decidere. Per cui l’ostacolo maggiore in un cammino vocazionale potrebbe essere dato da un eterno tempo di discernimento iniziale senza mai approdare a nulla di concreto. Il tempo passa e ci si adagia in una sorta di curiosità vocazionale che non porta a nulla. La vocazione è il desiderio che Dio ti mette nel cuore, non lo sperimentare o, peggio, calcolare “semi voglie di provare a far qualcosa”…

Scopri il testo:

Da burattino a figlio

Pinocchio come itinerario di discernimento, formazione e maturità vocazionale

Prezzo di copertina: 13,00€




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Perché non si può più dire ad un figlio "Trovati una brava ragazza"? Che poi vuol dire anche prudente, attenta,…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.