Bernard Nathanson. Settantacinquemila aborti prima di cambiare idea

Possiamo parlare, a funerali di Stato avvenuti, di Emma Bonino e del medico americano che, negli anni delle lotte per la legalizzazione dell’aborto, fu in perfetta sintonia con lei, ma che poi cambiò idea. Si tratta del dottor Bernard Nathanson. Vide l’aborto da vicino, ne fu grande sostenitore, finché qualcosa non cambiò in lui. 

Dopo aver spinto per la legalizzazione, aver eseguito migliaia di aborti, anche sui suoi stessi figli e guidato la più grande clinica abortiva del mondo, Bernard Nathanson riconobbe la realtà del concepito grazie allo sviluppo degli ultrasuoni e si convertì, divenendo un paladino del diritto alla vita.

«Dell’aborto conosco ogni sfaccettatura. Sono stato una delle sue balie…». Queste parole di Bernard Nathanson (1926-2011) condensano la confessione spietata e realistica di un pioniere del più grande genocidio silenzioso del nostro tempo, ossia l’aborto di innocenti indifesi nel grembo materno. Sono tratte da “La mano di Dio. Il viaggio dalla morte alla vita del famoso medico abortista che cambiò opinione” (Tau Editrice, 2021), l’autobiografia di Bernard N. Nathanson, pubblicato in edizione originale inglese nel 1996.

Nel volume egli smaschera il sistema, gli inganni della politica, dei media e di certa pseudoscienza medica con parole profetiche: «Viviamo in un’epoca in cui la definizione di persona è così al rialzo che un numero sempre minore di noi vi trova posto, un’epoca in cui si abiurano i valori morali così che possiamo trattare la gente come oggetti – e sì, l’aborto ci ha aiutati ad imparare a farlo».

La prima di tali vittime è il figlio non desiderato avuto con Ruth. «E questo fu il primo dei miei settantacinquemila incontri con l’aborto. La notte prima dell’aborto dormimmo insieme abbracciati; piangemmo entrambi, per il bimbo che stavamo per perdere, e per l’amore che entrambi sapevamo sarebbe stato irreparabilmente danneggiato da quello che stavamo per fare. Non sarebbe mai più stato lo stesso per noi», commenta lo stesso Nathanson.

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Scrive ancora: «Io ho fatto abortire i figli dei miei amici, dei miei colleghi, delle conoscenze casuali e perfino dei miei insegnanti. Mai un filo di dubbio, mai un tentennamento di quella suprema fiducia nel fatto che stavo rendendo un grandissimo servizio a coloro che me lo avevano chiesto». Confessa che «questa era la disinvoltura con cui parlavamo di queste faccende a metà degli anni ‘60 e negli anni ‘70; ora viene fuori che ci potrebbe essere una relazione tra aborto e cancro al seno; in realtà migliaia di donne sono rimaste sterili in seguito a un aborto fatto male».

La presa di coscienza del dottor Nathanson ha luogo quando «cominciammo ad osservare il cuore del feto sul monitor elettronico. Per la prima volta cominciai a pensare a quello che realmente facevamo nella clinica. La tecnica degli ultrasuoni (ecografia) spalancò un mondo nuovo. Per la prima volta potevamo realmente vedere il feto umano, misurarlo, osservarlo, controllarlo, e addirittura legarci ad esso, e amarlo». Perciò «nel 1979 feci il mio ultimo aborto. Ero arrivato alla conclusione che non c’era nessuna ragione per l’aborto, mai; questa persona nel grembo è un essere umano vivente e noi non potevamo continuare a fare una guerra contro il più indifeso degli esseri umani».

«Nel 1984 – continua Nathanson – dissi a un mio amico che faceva quindici, o forse venti aborti al giorno: “Guarda, fammi un favore, Jay. Sabato prossimo, mentre fai tutti questi aborti, sistema un apparecchio di ultrasuoni sulla madre e fammi una registrazione”». Da quel filmato sono poi state tratte le immagini eloquenti del video “The silent scream” (L’urlo silenzioso), un documentario che avrebbe aperto gli occhi di tanti “pro-choice” sulla brutale violenza della pratica abortiva.

Nathanson divenne così un paladino del diritto alla vita, accolse il dono della fede cristiana scoprendo il volto di «un Dio che mi aveva fatto attraversare i proverbiali cerchi dell’inferno, solo per mostrarmi il cammino della redenzione e della misericordia attraverso la Sua grazia».




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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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ULTIMI COMMENTI
  1. Perché non si può più dire ad un figlio "Trovati una brava ragazza"? Che poi vuol dire anche prudente, attenta,…

1 risposta su “Bernard Nathanson. Settantacinquemila aborti prima di cambiare idea”

Non credo che negli anni a venire si citeranno concetti e frasi di Emma Bonino, mentre invece ancora si citano parole di San Paolo VI°, San Giovanni Paolo II, Madre Tersa di Calcutta, il venerabile Jérôme Lejeune, celebre medico e genetista francese noto soprattutto per aver scoperto nel 1959 l’anomalia cromosomica (la trisomia 21) che causa la sindrome di Down, San Carlo Acutis fervente sostenitore della vita dal concepimento………
Chi accoglie e protegge la Vita sempre, rimane nella memoria della gente e questo si che aiuta a cambiare il mondo.

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