26 Giugno 2026

Temptation Island, divertirsi fino a perdere il cuore

Sì, potrei ignorare la cosa e dirmi che io sono intellettuale, cattolica e come direttore di un Magazine per la famiglia neanche di striscio dovrei dare un benché minimo momento di pubblicità a trasmissioni televisive e personaggi del genere. Sì, potrei fare spallucce e occuparmi di cose serie, perché ignorare è mettere in un angolo. Ma il mio istinto materno di impicciona preoccupatissima — il medesimo che ti fa aprire la porta della camera di tuo figlio alle undici di sera con la scusa di prendere un bicchiere inesistente — mi fa superare ogni autoimposta barriera e quasi senza accorgermene mi obbliga a fare la mia parte.

Già lo scorso anno mi sono pronunciata, alla fine di un’estate in cui era impossibile aprire un social senza trovarsi davanti facce di partecipanti, lacrime, falò, urla, corse sulla spiaggia e sguardi drammatici degni della caduta dell’Impero Romano. Quest’anno parlerò all’inizio e griderò, per quello che posso, di non guardare Temptation Island, tanto più che qualcuno racconta che una delle coppie faccia persino video hot. Ma allora: di cosa stiamo parlando?

Il problema non è solo il programma e non sono neppure i protagonisti che sono alla ricerca unicamente del successo facile. Il problema siamo noi che ci sediamo davanti allo spettacolo e lentamente cominciamo a respirarne l’aria. Il guaio delle cose tossiche è che raramente arrivano con il teschio disegnato sopra. Spesso arrivano con una sigla allegra, una musica estiva e una spiaggia tropicale. Vedete, il cervello umano è una creatura strana: mangia quello che gli diamo. Neil Postman aveva previsto molti anni fa che avremmo finito per “divertirci fino alla morte”, non perché qualcuno ci avrebbe censurato, ma perché avremmo trasformato tutto in intrattenimento. Tutto: politica, amore, dolore, tradimento, persino la dignità.

E il cervello si abitua. Si abitua a emozioni sempre più forti, a drammi sempre più rumorosi, a relazioni sempre più teatrali. La vita vera, a confronto, sembra improvvisamente lenta, opaca, quasi difettosa. Poi però c’è il cuore, che è ancora più fragile del cervello. Il cuore impara per imitazione. Se gli mostri cento volte che amare significa controllare, gridare, mettere alla prova, sospettare, esibire e umiliare, piano piano rischia di crederci. Se gli mostri che una relazione è una continua verifica della fedeltà con telecamere nascoste e tentatori seminudi, finisce per pensare che l’amore sia un processo investigativo della procura della Repubblica.

E intanto la normalità — che è il luogo dove nascono i matrimoni veri, le famiglie vere, i sacrifici veri — diventa noiosa. Nessuno riprende una moglie che alle sette di mattina prepara la colazione ai figli dopo aver dormito quattro ore. Nessuno mette la musica drammatica mentre un marito torna stanco dal lavoro e decide di ascoltare sua moglie invece di accendere il telefono. Nessuno fa un falò di confronto per celebrare due persone che scelgono ogni giorno di restare. Eppure è lì che succedono i miracoli.

Sì, oggi faccio la madre impicciona e brontolona. E grido: non guardatelo. Non perché una trasmissione possa distruggere una civiltà da sola. Ma perché le civiltà raramente crollano per un’esplosione. Di solito muoiono per piccole erosioni quotidiane, quando smettono di distinguere ciò che diverte da ciò che educa, ciò che intrattiene da ciò che forma, ciò che fa audience da ciò che fa bene. E quando il circo entra in casa, il problema non è che ci faccia perdere tempo. È che rischia di insegnarci a perdere il cuore.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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