24 Settembre 2026

La medicina che non sceglie tra la madre e la sua bambina

A sette mesi di gravidanza non riusciva quasi più a camminare. Cadeva, avvertiva formicolii agli arti inferiori e un tumore stava comprimendo il midollo spinale, con il rischio di lasciare danni neurologici irreversibili. Ma far nascere la bambina a quel punto della gravidanza avrebbe significato esporla ai rischi importanti legati alla prematurità. Al Policlinico Gemelli di Roma hanno scelto una strada diversa: non hanno messo una vita contro l’altra.

Hanno operato la madre mentre la figlia era ancora nel suo grembo. Neurochirurghi, ostetrici, anestesisti e specialisti di diverse discipline hanno lavorato insieme, predisponendo un monitoraggio continuo delle condizioni della bambina durante l’intervento. Il tumore, un angiolipoma benigno, è stato rimosso completamente, la compressione del midollo è stata risolta, la donna ha recuperato rapidamente la capacità di camminare e la gravidanza è proseguita fino al termine. La bambina è nata quando era il momento di nascere. Oggi, a sette mesi dall’intervento, stanno bene entrambe. È una notizia bella ma forse è anche una notizia che dovrebbe farci pensare.

In questo bel caso di cronaca la medicina ha fatto qualcosa di straordinariamente semplice nella sua intuizione e straordinariamente complesso nella sua realizzazione: ha curato la madre senza considerare la figlia un ostacolo alla cura. Non ha detto: per salvare lei dobbiamo sacrificare l’altra. Ha cercato il modo di salvare entrambe. Non è una distinzione da poco se pensiamo allo sconforto che prende spesso tante donne dinnanzi ad una nuova vita e ai problemi di salute spesso antecedenti o correlati.

La risposta che arriva dal Gemelli è fatta di ricerca, tecnologia, competenza, lavoro di équipe, capacità di affrontare l’impossibile senza arrendersi alla prima soluzione disponibile. È una medicina che non si accontenta di scegliere chi può essere salvato. Si mette al lavoro per capire come salvare tutti e due. Naturalmente ogni caso clinico è diverso. Non sarebbe serio trasformare questa storia in una promessa valida per ogni gravidanza difficile ma sarebbe altrettanto sbagliato non cogliere ciò che questa storia ci consegna. La scienza progredisce quando amplia le possibilità della cura.

Mi domando per questo: quante donne che affrontano una gravidanza complicata potrebbero essere aiutate da una medicina sempre più capace di curare la madre e, nello stesso tempo, proteggere il figlio? Quante volte, davanti a una gravidanza difficile, la domanda giusta non dovrebbe essere «come facciamo a interromperla?», ma «che cosa possiamo fare per accompagnarla?». La medicina più umana è quella che, davanti alla fragilità, non si arrende all’idea che qualcuno debba essere perduto.



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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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